L’Eclissi della ragione geopolitica: Cuba e il diritto inalienabile alla sovranità sotto l’assedio del 2026
Analisi di geopolitica ed etica delle relazioni internazionali
Il paradigma della Resistenza: oltre l’ideologia, l’etica
Sostenere Cuba oggi non significa necessariamente abbracciare acriticamente ogni scelta del suo ufficio politico, ma significa difendere un principio cardine della civiltà moderna: la sovranità dei popoli. Il caso cubano trascende il dibattito tra socialismo e capitalismo per entrare nel terreno dell’etica politica. È moralmente accettabile che una superpotenza mondiale utilizzi il proprio peso economico per indurre la fame e la disperazione in una nazione vicina, al solo scopo di imporre un cambiamento di regime?
L’ostilità statunitense verso l’Avana è diventata, nel gennaio 2026, un esercizio di anacronismo imperiale. Mentre il mondo si muove verso un multipolarismo complesso, Washington sembra prigioniera di una logica da Guerra Fredda, applicando una punizione collettiva a undici milioni di persone per il “crimine” di non allinearsi ai propri desiderata ideologici.
Lo strangolamento come arma: una critica alla strategia di Washington
Le recenti mosse dell’amministrazione Trump — il blocco totale delle forniture energetiche venezuelane e il congelamento delle transazioni finanziarie — non sono “pressioni diplomatiche”, ma atti di guerra economica.
* L’asimmetria del conflitto: La sproporzione tra i mezzi degli Stati Uniti e quelli di Cuba rende questo scontro una violazione palese del senso di giustizia internazionale.
* L’arma energetica: Privare un ospedale di elettricità o una famiglia di cibo non è una strategia per “esportare la democrazia”, ma una tattica di logoramento che colpisce i più vulnerabili.
L’accanimento contro l’isola appare oggi più che mai come una vendetta storica piuttosto che una politica estera razionale. Cuba non rappresenta una minaccia militare per gli USA; rappresenta, tuttavia, una minaccia “d’esempio”: l’idea che si possa sopravvivere al di fuori dell’orbita del Washington Consensus.
3. I Limiti dell’Isola: Una Sovranità Imperfetta ma Legittima
Un’analisi onesta riconosce che Cuba non è priva di criticità. La burocratizzazione eccessiva, le difficoltà della riforma valutaria e i limiti alla partecipazione politica sono temi reali, spesso discussi all’interno della stessa società cubana. Tuttavia, il punto centrale è che spetta al popolo cubano, e solo ad esso, emendare il proprio sistema.
Nessuna riforma interna può essere attuata con successo sotto la minaccia costante di un’invasione o di un collasso indotto dall’esterno. La sovranità non è un premio che si concede ai paesi “virtuosi” secondo i canoni occidentali, ma un diritto intrinseco. Negare questo diritto a Cuba perché è “piccola e debole” significa validare una legge della giungla dove la forza bruta sostituisce il diritto internazionale.
Il nuovo scacchiere: Cuba nel secolo eurasiatico
Il sostegno di Cina e Russia e l’interesse dei BRICS per l’isola non sono semplici manovre opportunistiche. Rappresentano la risposta globale all’unilateralismo statunitense.
* La Cina non interviene solo con riso e prestiti, ma con la visione di una “comunità dal futuro condiviso”, dove la sovranità nazionale è sacra.
* La Russia, nonostante le proprie sfide, vede in Cuba un avamposto morale contro l’espansionismo della NATO e delle dottrine neocon.
L’ingresso di Cuba in una rete di scambi non basati sul dollaro è l’unica via d’uscita per garantire la sopravvivenza materiale del Paese senza svenderne l’anima politica. È la ricerca di una “indipendenza sistemica” che permetta all’Avana di respirare nonostante il cappio statunitense.
La dignità come ultima trincea
La marcia delle fiaccole del 28 gennaio
2026 non è stata solo una celebrazione di José Martí, ma un atto di affermazione esistenziale. Martí diceva: “Un principio giusto dal fondo di una grotta può più di un esercito”.
La posizione etica di chi sostiene Cuba oggi si fonda su questa convinzione: la grandezza di una nazione non si misura dal suo PIL o dalla sua potenza di fuoco, ma dalla sua capacità di restare integra di fronte alla prepotenza. Difendere Cuba significa difendere il diritto di ogni popolo a dire “no” all’imperialismo, un principio che resta moderno e necessario, specialmente in un’epoca che vorrebbe ridurre i popoli a semplici mercati di consumo.
