Il concetto di “Tempi Bui” nel libro di Arendt
Nel suo libro, “L’ umanità in tempi bui”, la Arendt non parla del buio come di un’assenza di luce fisica, ma come di un oscuramento della parola e della verità. I tempi sono bui quando:
* Il linguaggio diventa vuoto: La propaganda e il conformismo sociale sostituiscono il pensiero critico.
* La “Sfera Pubblica” scompare: Le persone smettono di interessarsi al mondo comune e si occupano solo dei propri interessi privati o della pura sopravvivenza.
* La “Banalità” trionfa: Il male non ha bisogno di “mostri”, ma solo di funzionari che obbediscono agli ordini senza riflettere (come analizzato anche nel suo celebre libro su Eichmann).
Dussel e il “Buio” della totalità
Enrique Dussel darebbe un nome preciso a questo “buio” arendtiano: la Totalità.
Per Dussel, il sistema moderno è “buio” perché ha cancellato il volto dell’Altro. Se la Arendt dice che la luce viene dall’azione tra gli uomini, Dussel aggiunge che questa luce è impossibile se non rompiamo il cerchio del sistema che esclude il povero.
La Solidarietà come atto di rottura:
In tempi bui, la solidarietà non è solo “essere buoni”, ma è l’atto analettico di ascoltare chi grida dall’oscurità delle periferie del mondo. Mentre la Arendt cerca la luce nei “grandi individui” (come i poeti o i filosofi che descrive nel libro), Dussel la cerca nel popolo oppresso.
Shariati: Il “Buio” come alienazione culturale
Per Ali Shariati, i “tempi bui” sono quelli in cui l’uomo è alienato da se stesso.
Shariati concorda con la Arendt sul fatto che la società moderna trasforma l’uomo in un consumatore passivo. Tuttavia, Shariati vede una soluzione nel “Ritorno a sé”.
La Luce della Fede Rivoluzionaria: Se la Arendt parla dell’umanità come capacità di stare insieme, Shariati dice che questa umanità si risveglia solo quando l’oppresso riscopre la propria anima spirituale contro il materialismo del sistema. Il “sé” di Shariati è la scintilla che squarcia il buio dell’oppressione.
La solidarietà come resistenza nell’oscurità moderna
Hannah Arendt, nel suo libro “L’umanità in tempi bui”, ci avverte che l’oscurità politica non è la mancanza di luce, ma la mancanza di uno spazio in cui gli uomini possano essere visti e ascoltati. Questo “buio” è la condizione di una società che ha sacrificato la verità sull’altare dell’efficienza e del consumo.
Il parallelismo: Dalla “Vita Activa” alla prassi della liberazione
L’argomento centrale che unisce questi tre pensatori è la resistenza all’alienazione.
* Arendt chiede di tornare all’Azione: l’uomo deve ricominciare a parlare e agire in pubblico per dare senso al mondo.
* Dussel risponde che l’azione politica è cieca se non parte dalla Solidarietà. Non ci può essere luce nello spazio pubblico se le fondamenta di quello spazio poggiano sullo sfruttamento dell’Altro. La solidarietà è dunque l’unica “torcia” capace di illuminare le zone d’ombra prodotte dal capitalismo globale.
* Shariati chiude il cerchio sostenendo che non esiste azione né solidarietà senza un Ritorno a sé. L’individuo deve uscire dal buio dell’imitazione coloniale per riscoprire una soggettività capace di dire “No” alla Totalità.
L’umanità come scelta
In sintesi, la società nei tempi bui è quella che ha perso la capacità di essere “solida” (Solidarietà). Mentre la Arendt ci invita alla responsabilità individuale del pensare, Dussel e Shariati ci chiamano alla responsabilità collettiva della liberazione.
Il parallelismo è chiaro:
* Se per la Arendt l’umanità è un dono della sfera pubblica,
* Per Dussel è un debito verso la vittima,
* Per Shariati è un risveglio dell’anima.
Solo l’unione di queste tre prospettive permette di superare la “banalità del male” e di costruire una società dove la luce non appartenga a pochi, ma sia il diritto di ogni essere umano che grida per la propria libertà.
