Il giornalista turco Yilmaz Özdil rivela un piano politico, militare ed economico tra Turchia e Israele: cooperazione segreta, strategia NATO e ricostruzione da mille miliardi di dollari.
A cura di: Chiara Cavalieri
ANKARA- Nel silenzio della diplomazia ufficiale e sotto la superficie della narrazione pubblica, emergono dichiarazioni destinate a far discutere. Il giornalista turco Yilmaz Özdil, intervenendo nel programma “Rosso e Bianco” sul canale di opposizione Sözcü, ha rotto quello che definisce un vero e proprio muro di silenzio mediatico, parlando apertamente di un accordo segreto tra Israele e Turchia per il rovesciamento del regime siriano.

Özdil ha definito questo piano internazionale con il nome di “Operazione Napoli”, sostenendo che non si tratta di eventi casuali, ma di una strategia pianificata da tempo:
“È chiaro che esiste un accordo politico, militare e commerciale con Israele su questo punto.”
Secondo il giornalista, ciò che sta avvenendo in Siria rappresenta una nuova fase di un’operazione NATO strutturata e progressiva, ormai passata dalla fase del conflitto diretto a quella della costruzione, stabilizzazione e fortificazione.
Dalla guerra alla ricostruzione: la “fase di fortificazione”
Özdil sostiene che l’“Operazione Napoli” abbia ormai superato la dimensione militare tradizionale per entrare in una fase strategica di consolidamento territoriale ed economico. In questo quadro, il vero vincitore sarebbe la Turchia, che avrebbe ottenuto un ruolo centrale nella nuova architettura regionale.

Secondo la sua analisi, Ankara considera la Siria una minaccia permanente:
“Da ora in poi, e forse per i prossimi cinquant’anni, la Turchia dovrà concentrare tutta la sua attenzione sulla Siria, perché la minaccia proveniente da lì non finirà mai.”
Una dichiarazione che colloca la Siria non più come semplice teatro di crisi, ma come asse geopolitico permanente della sicurezza turca.
Erdogan, MIT e la strategia diplomatica silenziosa

Özdil ha collegato questa strategia alle scelte del presidente Recep Tayyip Erdogan, affermando che, mentre l’attenzione mediatica era concentrata sul processo di apertura e sulle dichiarazioni di Abdullah Ocalan, il vero lavoro politico si svolgeva altrove.
Secondo il giornalista, Erdogan, insieme al capo dell’Organizzazione Nazionale di Intelligence (MIT) e a Hakan Fidan, avrebbe compreso l’esaurimento della minaccia del PKK e le divisioni interne al movimento, concentrandosi invece sulla Siria come vero baricentro strategico.
In questo contesto, Özdil sostiene che Ankara abbia lavorato per legittimare politicamente il nuovo presidente siriano Ahmed al-Sharaa nei circuiti internazionali, arrivando fino alla Casa Bianca e al Pentagono.
La Siria come progetto economico globale
Uno dei passaggi più significativi riguarda la dimensione economica. Secondo Özdil, la Siria sarebbe ormai al centro di un gigantesco progetto di ricostruzione dal valore stimato di circa mille miliardi di dollari.
https://youtu.be/0hyQemtUPP4?si=oGv76d3G3JHkV0vB
Un piano che includerebbe:
- aeroporti
- porti
- oleodotti
- infrastrutture energetiche
- reti logistiche
- investimenti industriali
- ricostruzione urbana
Özdil utilizza una metafora esplicita:
“La Siria è come un centro commerciale diviso in negozi. Ecco cosa succede quando guardi la partita dal palco VIP.”
Un’immagine che descrive una spartizione economica pianificata più che una ricostruzione umanitaria.
La cortina fumogena delle tensioni Israele-Turchia
Particolarmente dirompente è l’analisi sulle presunte tensioni tra Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu. Secondo Özdil, si tratterebbe di una narrazione costruita per coprire gli accordi reali:
“Ci hanno manipolato. Hanno detto che Israele e Turchia si sarebbero scontrati in Siria. Sono tutte sciocchezze.”
Il giornalista afferma che un conflitto tra Israele e Turchia non solo è improbabile, ma del tutto inesistente come scenario reale.
Commercio, cooperazione e fine del conflitto diplomatico
Secondo Özdil, le relazioni commerciali tra Ankara e Tel Aviv non si sono mai interrotte realmente. Al contrario, il commercio israelo-turco continuerebbe regolarmente, e la fase di scontro politico sarebbe ormai chiusa.
In particolare, sottolinea che:
- il traffico commerciale israeliano attraverso la Turchia continuerà con forza
- le relazioni economiche restano un pilastro strutturale
- il conflitto diplomatico sarebbe solo una rappresentazione pubblica
Una nuova mappa del potere regionale
Le dichiarazioni di Özdil delineano uno scenario preciso:
non una Siria liberata, ma una Siria ristrutturata;
non una guerra ideologica, ma una operazione di ridisegno geopolitico;
non alleanze pubbliche, ma accordi invisibili.
In questo schema, la Siria diventa:
- spazio strategico
- nodo logistico
- piattaforma economica
- terreno di cooperazione multilaterale
- baricentro della sicurezza regionale
L’“Operazione Napoli”, se confermata, rappresenterebbe non un episodio, ma un modello di governance geopolitica: guerra, destabilizzazione, transizione, ricostruzione, controllo economico.
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