Jesi, 24 gennaio 2026 – In un’Europa sempre più allineata all’agenda atlantista e sempre più muta di fronte alle aggressioni imperiali, il colloquio “La Patria Grande: Nuestra América para la Humanidad”, svoltosi a Jesi, ha rappresentato un atto politico netto e necessario. Al centro dell’iniziativa, organizzata dall’Associazione Interculturale Para un Príncipe Enano, la denuncia dell’offensiva statunitense contro l’America Latina e i Caraibi, con particolare riferimento a Venezuela e Cuba.
L’associazione Para un Príncipe Enano, da anni impegnata nella costruzione di spazi di controinformazione e dialogo internazionalista in Italia, ha promosso un confronto che ha messo a fuoco i fatti, senza ambiguità né linguaggi edulcorati. Il colloquio ha infatti denunciato la recente aggressione degli Stati Uniti contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, culminata nel sequestro del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, un atto che costituisce una gravissima violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre ricordato che, durante l’attacco, 32 cittadini cubani hanno perso la vita, cadendo in un confronto profondamente asimmetrico. Un dato spesso rimosso dal discorso pubblico europeo, ma che l’associazione Para un Príncipe Enano ha voluto riportare al centro del dibattito, riaffermando il costo umano reale delle politiche imperialiste.

Grazie al lavoro organizzativo dell’associazione, il colloquio ha visto la partecipazione di rappresentanti di numerose organizzazioni politiche e sociali italiane, oltre a studiosi ed esperti di America Latina. Tra questi, l’analista Maddalena Celano e Marlene Vázquez, direttrice del Centro de Estudios Martianos di Cuba, intervenuta in collegamento video. I contributi hanno richiamato l’attualità del pensiero di Simón Bolívar, José Martí e Antonio Gramsci, letti come strumenti critici per comprendere le forme contemporanee del dominio e dell’egemonia.
Di particolare rilievo i messaggi inviati dagli ambasciatori di Cuba, Nicaragua e Venezuela. L’ambasciatore cubano Jorge Luis Cepero ha definito l’azione statunitense una brutale aggressione imperialista, ricordando il sacrificio dei cubani caduti e sottolineando la fermezza, i principi e il coraggio di un popolo deciso a difendere la propria Rivoluzione. Cepero ha inoltre ricordato che il 2026 coincide con il centenario della nascita di Fidel Castro, ribadendo il valore del suo pensiero come guida per affrontare le sfide imposte oggi dall’imperialismo nordamericano.
L’ambasciatrice del Nicaragua Mónica Robelo ha richiamato il pensiero di Bolívar sull’unità dei popoli, sottolineando che l’indipendenza non può ridursi a una rottura formale con un impero, poiché la divisione apre sempre la strada a nuove forme di sottomissione. In questo quadro ha evocato la figura di Augusto César Sandino, simbolo storico della resistenza contro l’occupazione statunitense.

Da parte venezuelana, l’ambasciatrice María Elena Uzzo ha sottolineato l’eredità politica di Hugo Chávez, interprete del pensiero bolivariano sull’equilibrio del mondo fondato sulla cooperazione e sulla solidarietà tra i popoli. Uzzo ha denunciato senza ambiguità l’obiettivo reale dell’attacco contro il Venezuela: il controllo del petrolio e delle risorse naturali, ribadendo la necessità dell’unità di Nuestra América contro le ambizioni egemoniche esterne.
Accanto a queste voci istituzionali, l’iniziativa promossa da Para un Príncipe Enano ha visto la partecipazione di realtà solidali attive in Italia, tra cui l’associazione CubaInsieme, inserita in una rete internazionalista che lavora contro il blocco economico e le sanzioni, e contro la narrazione dominante che criminalizza i processi sovrani latinoamericani.
Il colloquio di Jesi ha dimostrato che esiste ancora uno spazio politico, anche in Italia, per una solidarietà coerente e consapevole. Grazie all’impegno dell’associazione Para un Príncipe Enano, la denuncia dell’imperialismo non è rimasta astratta, ma si è tradotta in un momento concreto di analisi, memoria e presa di posizione. In tempi di silenzi e complicità, questa non è solo cultura: è resistenza politica.
