Roberto Roggero – Il 2026 si è aperto con il passaggio di consegne della presidenza BRICS dal Brasile all’India, che propone un programma incentrato sull’affermazione e sviluppo di innovazione, sostenibilità, cooperazione e resilienza, da coordinare per ciascuno degli 11 Paesi del gruppo (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Egitto, Etiopia, e Indonesia), e per gli oltre 4 miliardi di persone che li abitano, con particolare attenzione al fatto che rappresentano più del 40% del Pil mondiale, con quasi il 40% del commercio e la produzione e consumo del 55% della capacità energetica del pianeta.
Naturalmente, ogni Paese membro ha le proprie peculiarità e i propri problemi, ma aiuta il fatto che l’India è il Paese che probabilmente ha meno contrapposizioni con l’emisfero occidentale, e più autonomo se si considerano, ad esempio, le politiche commerciali di Cina e Russia, ma questo non significa certamente che New Dehli sia manipolabile, e prova ne sia il secco e determinato “no” di fronte agli spregiudicati tentativi del “biondo” Donald quando ha cercato di imporre pesanti dazi alle imprese indiane. Atteggiamento evidenziato anche dal discorso di apertura della presidenza, da parte del ministro degli Esteri, Subrahmanyam Jaishankar, che ha evidenziato senza mezzi termini la legittimità della società multilaterale rispetto all’imposizione del protezionismo e il deciso rifiuto dell’economia e della finanza come arma di ricatto.
L’India è una delle economie in piena fase di sviluppo, tanto da superare la Cina come principale importatore di petrolio dalla Russia, e a prezzo scontato, al ritmo di due milioni di barili al giorno e un risparmio, quindi un guadagno, di oltre 17 miliardi di dollari all’anno, soprattutto grazie alle proprie capacità di lavorazione e raffinazione, e che inoltre esporta in Europa carburanti diesel e benzina avio.
Il binomio rublo-rupia pare funzionare in pieno, specialmente come scudo protettivo contro la prepotenza finanziaria occidentale, inoltre l’India ha avviato eccellenti collegamenti per i trasporti, come l’INSTC (Corridoio Internazionale Nord-Sud), e la rotta multimodale che collega India ed Eurasia attraverso Iran e IMEC (Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa) il cui scopo è di sostituire il Canale di Suez.
Ovviamente, questa soluzione va contro i propositi egemonici del “biondo” presidente americano, che farà di tutto per sabotare e fermare il processo di cooperazione fra i membri BRICS, come ha lui stesso confermato con i consueti toni volgari. Ma sarà ben difficile, ovvero impossibile, che i Paesi del Sud del mondo siano disposti ad accettare ogni qualsivoglia forma di neocolonialismo, dopo essere stati depredati per secoli delle proprie ricchezze.
In questo quadro, il “biondo” Donald, ben cosciente che il boicottaggio dei Paesi BRICS non gli riuscirà come vorrebbe, sta puntando alle rotte artiche, a cominciare dal volere a tutti i costi la Groenlandia, e le sue immense risorse, mostrando di non conoscere come dovrebbe i meccanismi interni che regolano il Gruppo dei Brics. Da non dimenticare poi il fatto che la Russia è il Paese con la maggiore estensione costiera sulle stesse rotte dell’Artico.
Nei fatti, Trump si trova ad esempio a dover rispondere all’accordo recentemente concluso fra New Development Bank (NDB, banca del Gruppo BRICS), e Islamic Development Bank con sede a Jeddah in Arabia Saudita, che opera da oltre mezzo secolo con progetti di sviluppo in 57 Paesi, con lo scopo di riaffermare il multilateralismo, sia per demolire l’egemonia del dollaro che per reagire alla crisi finanziaria mondiale. Chi, come Trump, gioca sulla esagerazione di certe differenze, pur esistenti, per esempio fra Russia, Cina e India, dovrebbe ricordare che queste esistevano anche più accentuate fino a pochi decenni fa, ma non hanno impedito di concludere accordi di cooperazione multilaterale.
La prepotenza economica degli Stati Uniti ha solo accelerato la frammentazione globale e, in questo scenario, il Gruppo BRICS si orienta verso la multipolarità, nonché piattaforma economica, finanziaria e tecnologica, e non ideologica, per la cooperazione nei mercati emergenti e per le economie in via di sviluppo dell’economia reale.
