Roberto Roggero – Pechino si pone ancora una volta in una posizione di indiscutibile vantaggio, sia per le oculate scelte in politica internazionale, sia soprattutto grazie alle cantonate diplomatiche e le derive nella fantapolitica che derivano dalle decisioni del “biondo” Donald. Nel caso specifico, con riferimento alla questione Groenlandia e il ricatto economico con i dazi a danno dell’Unione Europea. Risultato? Trump spinge interi continenti nelle braccia cinesi, rafforzando sempre più il ruolo di Pechino sulla scena globale, soprattutto in credibilità come partner economico concreto e affidabile.
Prova ne sia la diatriba in atto fra USA e Canada, che ha portato il governo di Ottawa a decidere di ridurre di ben il 100% i propri dazi sulle auto elettriche Made in China in cambio della riduzione della tassazione cinese sui prodotti agricoli canadesi. In sostanza, Trump non sta facendo altro che il gioco a favore dei suoi stessi principali rivali in campo economico e commerciale.
Fino a qualche mese fa, certe condizioni e situazioni erano semplicemente impensabili, ad esempio anche la ulteriore apertura di Parigi, apripista verso Pechino per attirare investimenti non solo in Francia ma in diversi Paesi UE, in alcuni settori chiave, per contribuire alla crescita, trasferire alcune tecnologie e non solo per esportare verso l’Europa.
La Cina, con la proverbiale prudenza tutta orientale, ben differente dall’elefante americano in cristalleria, mantiene momentaneamente un atteggiamento attendista, ovvero una più sicura apertura dell’Europa senza la paura del ricatto economico americano, per avere in contropartita un maggiore volume di esportazioni da parte europea, non solo verso la Cina, ma verso diversi Paesi asiatici, con i quali ovviamente Pechino ha a sua volta rapporti commerciali. Fra questi, Thailandia, Malesia, Filippine, ma anche alcuni Paesi del Golfo come gli Emirati Arabi.
Nel frattempo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un imminente missione in India, dove – stando alle sue stesse dichiarazioni – si concluderà “un accordo di portata epocale, che alcuni hanno già definito “madre di tutti i trattati commerciali” che, secondo le previsioni, coinvolgerà oltre due miliardi di persone, creando un nuovo mercato il cui volume di affari è pari a quasi 1/4 del Pil mondiale, garantendo alla UE una posizione altamente competitiva, in un’Asia che sta manifestando una crescita e una dinamicità senza precedenti.
Un fatto è certo e inequivocabile: un investitore che manifesta interesse per un Paese estero, non può non pretendere serietà, credibilità, affidabilità e stabilità, e di certo sono garanzie che il “biondo” Donald non può concedere, o non vuole concedere, sbagliando valutazione perché così facendo causa il ben noto effetto boomerang.
Per quanto riguarda l’Italia, le aziende nostrane già presenti in Cina hanno già messo a punto un piano d’azione nel medio e lungo termine, considerando le altalenanti paturnie del “biondo” presidente tutto Stars&Stripes. Paradossalmente anche alcuni marchi americani presenti in Cina stanno agendo nella stessa direzione…Non esclusi certi istituti bancari…
