Roberto Roggero – Il “biondo” Donald continua sulla linea del più spregiudicato neocolonialismo, mantenendo sempre lo stesso atteggiamento su Gaza e Medio Oriente, Cina e scacchiere asiatico, Venezuela (senza dimenticare Cuba, Honduras e Colombia) e Groenlandia, e tornando nuovamente sull’argomento Canada, dichiarando che gli Stati Uniti stanno portando avanti la realizzazione del progetto “Golden Shield” (scudo d’oro), ovvero una cupola per la difesa antimissile a protezione del continente nordamericano, e che quindi il Canada che, stando alle sue parole, vive solo grazie alla magnanimità dello Zio Sam, dovrebbe essere estremamente grato.
Posto che il Canada è un Paese in gran parte autosufficiente, non ha certo chiesto di essere compreso sotto l’ombrello di Washington, anche perché non ha certo collezionato la fila di nemici che invece vedrebbero di buon grado la Casa Bianca saltare in aria, anche se non lo dicono.
Il “biondo” presidente americano dice di essere rimasto deluso dalla ingratitudine del primo ministro canadese Mark Carney, che si permette di rifiutare al proprio Paese l’onore e il privilegio di diventare il 51° stato a Stelle&Strisce e, come risposta, Ottawa attiva l’intelligenza artificiale e mette in atto una simulazione di invasione da parte degli Stati Uniti, con eventuali risposte e conseguenze.
La notizia è stata divulgata dal giornale “Globe and Mail” e proviene da due funzionari canadesi di primo livello, a titolo di anonimato: il comando in capo dell’esercito canadese ha elaborato un modello teorico computerizzato, che simula un attacco militare statunitense, nel quadro delle tensioni in continuo aumento, incentrate su dazi, Groenlandia e appunto Canada.
Secondo quanto dichiarato dai due funzionari, ovviamente le forze armate canadesi non sarebbero in grado di opporsi alla potenza militare americana e sarebbero sconfitte al massimo entro una settimana-dieci giorni, per cui la reazione sarebbe l’inizio di una guerra asimmetrica, ovvero elaborazione e attuazione di tattiche di guerriglia, che comprendono infiltrazione, sabotaggio, uso di droni e altro ancora, grazie alla conoscenza di un territorio sterminato, a modello della tattica utilizzata dai guerriglieri Mujaheddin in Afghanistan, che sono stati capaci di prevalere su uno dei più potenti eserciti del mondo, cioè l’Armata Rossa, fra il 1979 e il 1989, nonché dai Talebani contro gli stessi Stati Uniti all’inizio degli anni Duemila.
Il generale in pensione David Fraser, già comandante in capo delle truppe canadesi in Afghanistan (insieme agli Stati Uniti), ha affermato che anche il Canada potrebbe utilizzare droni e armi distruttive per i carri armati come quelli utilizzati nell’attuale conflitto fra Russia e Ucraina. Secondo l’esperto ufficiale, il Canada potrebbe avere un tempo massimo di tre mesi per prepararsi a un’invasione via terra e via mare. Le prime indicazioni dell’invio degli ordini di invasione dovrebbero provenire dagli avvertimenti militari statunitensi secondo cui il Canada non ha più una strategia aerea condivisa con Washington.
Il modello teorico prevede inoltre la richiesta di aiuto da parte canadese a Francia e Inghilterra, in grado di fornire assistenza, dal momento che il Canada non può competere né in campo terrestre, né aereo o marittimo, e tenendo presente comunque il fatto che il Canada dipende dagli USA per la difesa dei confini nazionali.
In una ipotetica guerra asimmetrica, i canadesi sfrutterebbero quindi lo sterminato territorio, con forze combattenti superiori a quelle in azione in Afghanistan.
A margine di tutto ciò, dal Forum di Davos il primo ministro canadese, Mark Carney, ha dichiarato che l’ordine mondiale degli ultimi decenni è ormai irrimediabilmente compromesso, e ha invitato i governi a unirsi per affrontare le forze “egemoniche” intenzionate a prevalere, stando attento a non nominare direttamente i vicini meridionali, fatto che avrebbe di certo irritato il “biondo” Donald, che si è autodefinito “il migliore presidente di sempre”. I riferimenti di Carney non avevano bisogno di chiarimenti particolari, perché ha parlato senza mezzi termini degli sconvolgimenti in atto nel mondo da un anno a questa parte, cioè da quando il “biondo” è tornato per la seconda volta alla Casa Bianca: “Voglio essere franco, ci troviamo in mezzo a una profonda frattura, non in una transizione, siamo alla fine di quella che per troppo tempo si è creduta essere una piacevole finzione, e oggi è una drastica e cruda realtà, in cui la geopolitica delle grandi potenze non è soggetta a vincoli. Le potenze medie devono agire insieme, perché se non siamo al tavolo dei commensali, vuol dire che siamo il menu. Ogni giorno viviamo in un’epoca di rivalità fra grandi potenze, ma non bisogna cedere, sperando che la sottomissione porti sicurezza. Il vecchio ordine non tornerà”. Carney ha poi concluso ribadendo il pieno sostegno a Groenlandia e Danimarca. Il tutto mentre il “biondo” Donald continua a fare allusioni alla possibile conquista del Canada, e dopo che ha pubblicato sul suo social network Truth una serie di foto generate dall’intelligenza artificiale che lo ritraevano nello Studio Ovale con i leader europei, davanti a una mappa in cui la bandiera americana copre Stati Uniti, Canada, Groenlandia e Venezuela…
