With President of the State of Palestine Mahmoud Abbas. Photo: Sergei Savostyanov, TASS
In un momento di estrema criticità per gli equilibri del Medio Oriente, il Cremlino è tornato a essere il fulcro di un dialogo diplomatico di alto profilo. Il 22 gennaio 2026, il Presidente russo Vladimir Putin ha accolto a Mosca il leader dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas, per un incontro che ha riaffermato la profondità di un legame storico e ha tracciato nuove rotte per la ricostruzione di Gaza.
Un’Amicizia Radicata nella Storia

Il colloquio si è aperto con un richiamo alla coerenza russa nel riconoscimento della sovranità palestinese. Putin ha voluto sottolineare come le relazioni tra i due popoli abbiano «radici profonde e una qualità speciale», ricordando con orgoglio che già nel 1988 l’allora Unione Sovietica riconobbe lo Stato di Palestina.
Un passaggio fondamentale del discorso del Presidente russo ha riguardato la visione strategica per la regione: «Crediamo che solo l’istituzione e il pieno funzionamento dello Stato palestinese possano portare a una soluzione duratura del conflitto mediorientale». Parole che Abbas ha accolto con gratitudine, definendo la Russia «una nazione su cui facciamo affidamento in molte sfere» e descrivendo Mosca come «una seconda casa» per il popolo palestinese, unita da una «connessione spirituale» che dura da oltre cinquant’anni.
Impegni Concreti per la Ricostruzione

Oltre alla retorica diplomatica, il vertice ha prodotto impegni tangibili. Nonostante le sfide regionali, l’interscambio commerciale tra Russia e Palestina è triplicato e la cooperazione umanitaria continua con l’invio di oltre 800 tonnellate di carichi e la formazione di giovani studenti palestinesi nelle università russe.
L’annuncio più significativo riguarda però l’aspetto finanziario: Vladimir Putin ha dichiarato la disponibilità russa a versare un miliardo di dollari al neonato Board of Peace (Consiglio per la Pace). Questi fondi, derivanti da asset precedentemente congelati, saranno destinati prioritariamente alla «restaurazione della Striscia di Gaza e al supporto della popolazione». Abbas, dal canto suo, ha riportato dati drammatici — con l’85% delle infrastrutture di Gaza in rovine e oltre 260.000 tra morti e feriti — ribadendo però la ferma volontà del suo popolo di non abbandonare la propria terra: «I palestinesi non lasceranno il loro territorio, qualunque sia il costo».
Il Dialogo con Teheran: Un Fronte Comune per la De-escalation

Il vertice con Abbas si inserisce in una fitta trama di contatti diplomatici che ha visto coinvolta anche la Repubblica Islamica dell’Iran. In una recente telefonata, il Presidente iraniano ha informato Vladimir Putin degli sforzi sostenuti per normalizzare la situazione interna e regionale. I due leader hanno espresso una posizione unanime: il sostegno a una rapida de-escalation delle tensioni — sia intorno all’Iran che nel Medio Oriente nel suo complesso — da perseguire attraverso «mezzi esclusivamente politici e diplomatici». Questa sinergia conferma la volontà di Russia e Iran di rafforzare il loro partenariato strategico, non solo in chiave di sicurezza ma anche attraverso l’attuazione di progetti economici congiunti, consolidando un asse che mira a ridefinire gli equilibri di potere nell’area.
Fonti: http://en.kremlin.ru/events/president/news/79026
