
Il gravissimo attacco alla residenza dell’ambasciatrice palestinese a Teheran, Salam Al-Zawawi, rappresenta il punto di non ritorno nella comprensione di ciò che sta accadendo in Iran. Non si tratta di una protesta civile, ma di un’operazione bellica mirata che svela la vera natura della destabilizzazione in atto: una guerra ibrida guidata dai servizi segreti stranieri.
L’attacco: Fuoco e sangue contro la Palestina
Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, un commando di circa cento individui armati ha cinto d’assedio la residenza diplomatica palestinese. Il lancio sistematico di molotov e l’uso di armi hanno trasformato un presidio diplomatico in un campo di battaglia. L’ambasciatrice Al-Zawawi, rimasta ferita insieme a diversi membri del personale, è stata costretta a rifugiarsi nel seminterrato per sfuggire a quello che ha i contorni di un vero e proprio tentativo di linciaggio.
Il ferimento di una figura diplomatica di così alto profilo non è un incidente collaterale. È un atto politico deliberato. Colpire la Palestina nel cuore dell’Iran significa voler distruggere il simbolo più potente della politica estera di Teheran: il sostegno alla causa di liberazione contro l’occupazione.
La firma del Mossad e il silenzio complice
Un attacco di tale precisione e ferocia contro un obiettivo palestinese non può che essere eterodiretto.
Come sottolineato da osservatori attenti e confermato dalle analisi dell’ex agente Marco Mancini, la mano del Mossad è evidente. Solo una regia esperta nella strategia della tensione può coordinare gruppi armati per colpire obiettivi così sensibili, con l’obiettivo di isolare l’Iran e umiliarne le alleanze internazionali.
Mentre l’ambasciatrice veniva evacuata d’urgenza in ospedale e la sua residenza veniva devastata dalle fiamme, la stampa occidentale ha mantenuto un silenzio assordante o ha cercato di derubricare l’accaduto a “disordini”. Questo doppio standard conferma che l’aggressione è parte di un piano più ampio per dipingere i rivoltosi come eroi, nascondendo la realtà di terroristi al soldo di potenze straniere.
La prova della “finta” rivoluzione
Bruciare le moschee e bombardare l’ambasciata palestinese sono azioni che non hanno nulla a che fare con la libertà. Sono atti di vandalismo politico volti a scardinare i valori dell’Iran. Chi attacca la Palestina sta servendo gli interessi di Israele; chi ferisce un’ambasciatrice sta cercando di scatenare una guerra civile.
Le macerie della residenza palestinese a Teheran sono oggi la prova schiacciante che la “rivoluzione” è in realtà un’aggressione sionista mascherata. L’Iran non sta affrontando una protesta interna, ma sta respingendo un attacco straniero che usa la violenza cieca per colpire chiunque si opponga ai piani di dominio regionale.
