L'Attore Teatrale Marco Belocchi interpreta la Fiaba dei 12 mesi della tradizione russa
Il Salotto Letterario e Musicale di Casa Russa a Roma (Direttrice Daria Pushkova), a cura di Elena Sotnikova (che lo ha presentato con sua la consueta eleganza), ha celebrato un appuntamento di rara suggestione in una data carica di simbolismo. Il 13 gennaio, vigilia del “Vecchio Capodanno”, l’atmosfera si è tinta di magia per rendere omaggio alla fiaba drammatica “12 Mesi” di Samuil Marshak, un’opera che incarna perfettamente il mistero del tempo che si rinnova e il trionfo della bontà sulla crudeltà.
Samuil Marshak: L’architetto della fiaba moderna


Figura monumentale della cultura russa del Novecento, Samuil Marshak non fu solo un poeta e un drammaturgo, ma un vero pioniere della letteratura per l’infanzia, capace di elevare il genere a dignità d’arte universale. Traduttore finissimo di Shakespeare e Burns, Marshak riversò nella fiaba “12 Mesi” — scritta tra il 1942 e il 1943, nel pieno della sofferenza bellica — una straordinaria sensibilità ritmica e un profondo rispetto per le radici popolari. La sua maestria risiede nell’aver saputo trasformare il materiale grezzo del folklore slavo in una struttura drammaturgica perfetta, dove ogni parola pulsa di una musicalità che incanta i bambini e invita gli adulti alla riflessione etica. Marshak non scriveva semplicemente per intrattenere, ma per costruire un ponte tra l’eredità degli antichi e la coscienza moderna, celebrando la vittoria della luce e della giustizia in tempi oscuri.
L’Eco di antichi riti: l’analisi di Silvio Marconi

Ad aprire l’orizzonte critico della serata è stato l’antropologo Silvio Marconi, il cui intervento ha svelato le radici arcaiche che si celano dietro la narrazione di Marshak. Lontana dall’essere una semplice storiella per l’infanzia, la vicenda della fanciulla mandata nel gelo invernale a cercare i bucaneve è stata riletta da Marconi come il riflesso di un rito d’iniziazione dello sciamanesimo siberiano. La foresta diventa uno spazio sacro di trasformazione dove la protagonista affronta prove che richiamano da vicino il mito di Vassilissa la Bella e il suo confronto con la Baba Yaga: attraverso l’umiltà e la purezza d’animo, la ragazza ottiene l’aiuto dei dodici mesi, che agiscono come “aiutanti magici” per guidarla verso la maturità.
Il fuoco della verità e il giardino dell’anima

Sotto il profilo simbolico, lo scontro tra la giovane protagonista e la diade matrigna-sorellastra rappresenta il contrasto tra la connessione spirituale con il cosmo e l’avidità materiale. Il fuoco nella radura, cuore pulsante della foresta, è il centro del mondo dove risiede la saggezza dei Dodici Mesi: il passaggio del bastone dal mese più anziano ai più giovani è l’atto rituale che permette il miracolo dei bucaneve, un dono concesso alla fanciulla non per potere, ma per la sua profonda sintonia con la natura. Al contrario, l’arroganza della sorellastra, che tenta di forzare la generosità dei Mesi mossa dalla bramosia, si scontra con l’ordine cosmico: la sua anima “spenta” non può ricevere i frutti della terra. Il finale della fiaba è una potente immagine spirituale: la protagonista non ottiene solo una vita felice, ma vive in un giardino eterno. In questo spazio sacro, i frutti di ogni stagione coesistono contemporaneamente, a simboleggiare che per chi è in armonia con il Creato, il tempo non è più una prigione lineare ma un presente infinito dove la grazia fiorisce senza sosta.
La lettura magistrale di Marco Belocchi
Il cuore interpretativo dell’evento è stato rappresentato dalla lettura magistrale di Marco Belocchi. L’attore e regista ha restituito al testo di Marshak tutta la sua forza, permettendo al pubblico di immergersi totalmente nel ritmo della fiaba attraverso una prova di straordinaria intensità. La drammaturga Maria Letizia Avato ha arricchito il quadro sottolineando la modernità di un autore che ha saputo riordinare il materiale della tradizione orale donandogli una struttura letteraria impeccabile.
Eccellenze in scena: la maestria di Skogorev e la dinastia inglese

La musica ha fatto da ponte tra le parole e l’incanto. Maxim Skogorev, pianista la cui superba padronanza dello strumento e sensibilità interpretativa sono ormai un pilastro del Salotto, ha saputo evocare atmosfere boreali cariche di emozione.
Momento di altissimo valore artistico è stata la performance della giovane violoncellista Manuela Inglese, accompagnata al pianoforte da suo padre, il Maestro Angelo Inglese. La presenza di quest’ultimo ha nobilitato ulteriormente il programma: terzo di una celebre dinastia di musicisti e formatosi al Conservatorio di Parigi, Angelo Inglese è un compositore e direttore d’orchestra di fama mondiale. Già vincitore del concorso “2 Agosto” e fondatore dell’Orchestra Sinfonica Giovanile In Symphonia, il Maestro ha portato sul palco la profondità di una carriera internazionale dedicata alla musica e alla didattica. Accanto a loro, le sorelle Isabella Mastroeni (violino) ed Emanuela Mastroeni (pianoforte) hanno confermato l’alto livello dei talenti coinvolti, offrendo un’esecuzione di Tchaikovsky vibrante di passione.

Presenze internazionali e conclusioni
A testimonianza del prestigio dell’evento, la sala ha ospitato il Dott. Seyed Majid Emami, Direttore dell’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran, e la Dott.ssa Maria Elena Uzzo Giannattasio, Incaricata d’Affari dell’Ambasciata del Venezuela.

In chiusura di serata, è intervenuta la Direttrice di Casa Russa a Roma, Daria Pushkova, che ha salutato il pubblico invitandolo ai prossimi appuntamenti del centro. La Direttrice ha posto l’accento sui prossimi eventi dedicati all’arte del ricamo tradizionale, una tematica che, al pari della tessitura, è profondamente legata alla narrazione fiabesca: come i fili si intrecciano per creare trame complesse, così le fiabe e le tradizioni artigianali continuano a tessere la trama dell’identità culturale russa e del dialogo tra i popoli.
FOTO: UFFICIO STAMPA CASA RUSSA A ROMA



