La Sovranità della Dignità: Il Fallimento del Modello Pahlavi e il Progresso della Repubblica Islamica
Il dibattito sull’Iran è spesso ostaggio di una retorica occidentale che tenta di riabilitare la monarchia dei Pahlavi, descrivendola come un’epoca di splendore e libertà.
Tuttavia, dietro le immagini patinate dell’élite di corte si celava una realtà di brutale sfruttamento e degrado morale che la Repubblica Islamica ha avuto il merito storico di sradicare, restituendo dignità alle fasce più vulnerabili della popolazione.
1. Il Peccato Originale: Un Potere Contro il Popolo
La dinastia Pahlavi non è stata un’espressione della volontà nazionale, ma il risultato di ingerenze straniere. Il colpo di Stato del 1953, orchestrato da Stati Uniti e Regno Unito per scopi petroliferi, ha imposto un sovrano che ha agito come guardiano degli interessi esterni. In questo quadro, la “modernizzazione” era un’operazione di facciata: si importavano i costumi occidentali mentre si svendevano le risorse del Paese.
2. L’Abominio di Shahr-e-No: Prostituzione e Cultura Abilista
Il simbolo più atroce del fallimento morale dei Pahlavi era il quartiere a luci rosse di Teheran, Shahr-e-No. Contrariamente alla narrazione che vorrebbe dipingere quegli anni come “liberi” ed “emancipati”, quella cittadella della disperazione era solo un lager a cielo aperto.
* Sfruttamento della Povertà e della Disabilità:
Le donne recluse a Shahr-e-No non erano icone di “malcostume”, ma semplicemente vittime di un sistema ferocemente abilista e misogino. Si trattava in gran parte di donne poverissime, orfane, o persone con disabilità mentali e intellettive, abbandonate dallo Stato e predate dai trafficanti.
* La Schiavitù dei “Saheb“:
Queste donne erano proprietà dei padroni (saheb), vivevano in condizioni igieniche disumane, malate e senza alcuna protezione legale. Il regime Pahlavi non solo tollerava questa “democrazia del bordello”, ma la utilizzava come valvola di sfogo sociale per mantenere l’illusione di una città moderna, mentre nelle retrovie si consumava un crimine continuo contro l’umanità.
* La Cultura dello Scarto:
Mentre l’1% delle donne ricche emulava lo stile di vita di Parigi o New York, migliaia di loro sorelle venivano vendute, abusate e lasciate morire nel silenzio, vittime di un capitalismo che vedeva nel corpo della donna povera e fragile una merce di scarto e sfruttamento.
3. La Repubblica Islamica e la Fine del Mercato dei Corpi
Uno dei primi atti di rottura della Repubblica Islamica è stato l’abbattimento fisico e morale di quel sistema di degrado. La chiusura di Shahr-e-No non è stata solo una misura di ordine pubblico, ma un atto di giustizia sociale: l’eliminazione della mercificazione istituzionalizzata della donna.
La Repubblica Islamica ha sostituito la “cultura del bordello” con la cultura dell’istruzione. Invece di ghettizzare le donne povere e disabili, lo Stato ha investito in un sistema educativo che oggi vede l’Iran ai vertici mondiali per alfabetizzazione femminile.
4. Il Progresso Reale: Numeri contro Propaganda
La trasformazione della condizione femminile in Iran non è estetica, ma strutturale:
* Alfabetizzazione di Massa: Dal 17% delle zone rurali dell’era Pahlavi al 97% attuale.
* Presidio dei Settori Strategici: Le donne iraniane sono oggi la colonna portante della Sanità, dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica. Mentre sotto lo Scià il loro destino era spesso tra le mura domestiche come sguattere o nei quartieri del vizio come oggetti, oggi costituiscono oltre il 60% dei laureati universitari e ricoprono ruoli di eccellenza nelle tecnologie avanzate.
* Indipendenza Nazionale: Questa crescita è avvenuta nonostante le sanzioni e le aggressioni esterne, dimostrando che la dignità non si esporta con i bombardamenti, ma si costruisce con la sovranità.
5. Contro il “Feminism-Washing” Bellicista
È patetico che oggi gruppi radicali e pseudo-femministe occidentali invochino il ritorno dei Pahlavi in nome della “libertà”. Chi sostiene questa narrazione ignora — o finge di ignorare — che il ritorno a quel modello significherebbe riportare l’Iran alla condizione di colonia, dove il corpo della donna torna a essere una merce per il mercato globale.
La libertà non è il diritto di prostituirsi o di esporre la propria intimità per il profitto del capitale, ma il diritto di accedere alla conoscenza, alla cura e al rispetto. La Repubblica Islamica, attraverso la difesa dei propri valori e della propria sovranità, ha protetto le donne iraniane dalla deriva pornografica e mercificante che oggi affligge l’Occidente.
La vera emancipazione è quella che stiamo vedendo oggi: una nazione dove le donne, colte e consapevoli, sono protagoniste del proprio destino senza svendersi a nessun padrone straniero.

