Il panorama politico internazionale ci riserva spesso vicende che sembrano uscite da un romanzo di satira politica, eppure la cronaca recente che giunge dal Malawi dimostra come la realtà possa superare la fantasia. Al centro di una disputa che sta appassionando e dividendo l’opinione pubblica africana non ci sono grandi accordi commerciali o trattati di difesa, ma quattro esemplari di pastore tedesco che prestavano servizio presso la residenza presidenziale di Lilongwe. Questa vicenda, che potrebbe apparire superficiale a un osservatore distratto, nasconde in realtà implicazioni profonde riguardanti la gestione della cosa pubblica, la trasparenza istituzionale e la complessa transizione di potere avvenuta dopo le elezioni del settembre 2025.
L’ORIGINE DELLA CONTESA
La vicenda ha inizio ufficialmente nei giorni immediatamente successivi all’insediamento del nuovo governo guidato da Peter Mutharika. Durante l’inventario dei beni statali presso il Kamuzu Palace, la residenza ufficiale che ha ospitato l’ex presidente Lazarus Chakwera fino a pochi mesi fa, gli addetti alla sicurezza hanno riscontrato l’assenza di quattro cani da guardia altamente addestrati. Questi animali non erano semplici animali domestici, ma facevano parte integrante dell’apparato di sicurezza statale, selezionati e cresciuti per garantire la protezione del perimetro presidenziale.
La sparizione degli esemplari ha dato il via a un’indagine interna che si è rapidamente trasformata in un caso giudiziario di rilevanza nazionale. Secondo le ricostruzioni fornite dalle forze di polizia, i cani sarebbero stati trasferiti presso la residenza privata di Chakwera situata nel quartiere Area 10 della capitale poco prima che il mandato presidenziale giungesse a scadenza. Quello che per la difesa dell’ex presidente è un semplice malinteso legato alla gestione di animali a cui la famiglia era affezionata, per la magistratura attuale si configura come un furto di proprietà statale aggravato dal fatto di aver sottratto risorse essenziali alla sicurezza nazionale.
I CANI SONO “BENI INALIENABILI DELLO STATO”
Uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista legale riguarda la definizione stessa degli animali coinvolti. In Malawi, come in molti altri ordinamenti, gli animali addestrati dalle forze dell’ordine o dai servizi di sicurezza non sono considerati semplici esseri viventi, ma asset istituzionali. Il valore economico di questi quattro pastori tedeschi è stato stimato in circa duemila e trecento dollari, una cifra che include non solo il costo d’acquisto ma soprattutto l’investimento sostenuto dallo Stato per il loro addestramento specialistico, i costi veterinari e il mantenimento.
L’accusa sostiene che, essendo stati nutriti e addestrati con fondi pubblici, i cani appartengano al popolo del Malawi e non alla persona che occupa pro tempore la carica di presidente. La questione solleva un dibattito etico e burocratico su dove finisca la vita privata del leader e dove inizi la sua responsabilità verso il patrimonio pubblico. Se un presidente può portare con sé i cani da guardia una volta terminato il mandato, allora potrebbe logicamente avanzare pretese su altri strumenti di sicurezza o su veicoli di servizio. È proprio questo precedente che l’attuale amministrazione intende evitare con estrema fermezza.
GLI ARRESTI ECCELLENTI
La vicenda ha preso una piega drammatica con l’intervento delle forze dell’ordine che ha portato all’arresto di figure chiave dell’amministrazione precedente. Il nome più rilevante è quello di Godfrey Arthur Jalale, ex vice capo del personale con delega alla sicurezza durante la presidenza Chakwera. Jalale è accusato di aver coordinato materialmente il trasferimento dei cani senza seguire le procedure di dismissione dei beni statali previste dalla legge.
L’arresto di Jalale ha scatenato una reazione a catena. I sostenitori del Malawi Congress Party, il partito di Chakwera, vedono in questa operazione un atto di persecuzione politica. La tensione è culminata quando gli agenti si sono presentati davanti alla residenza dell’ex presidente per eseguire un mandato di perquisizione. Un nutrito gruppo di simpatizzanti ha formato un cordone umano per impedire l’accesso alla proprietà, costringendo le autorità a una lunga mediazione per evitare scontri fisici. La situazione di stallo ha evidenziato quanto la polarizzazione politica in Malawi sia ancora profonda dopo l’ultima tornata elettorale.
LA DIFFICILE TRANSIZIONE POLITICA
Per comprendere appieno perché quattro cani possano scatenare una crisi di tali proporzioni, è necessario analizzare il clima politico in cui il Malawi è immerso da diversi mesi. Le elezioni del settembre 2025 sono state caratterizzate da una campagna elettorale feroce e da un risultato che ha riportato al potere la coalizione legata a Peter Mutharika dopo anni di opposizione. Il passaggio di consegne non è stato fluido; al contrario, è stato segnato da reciproche accuse di corruzione e malversazione.
Il nuovo governo ha avviato una vasta operazione di controllo su tutti i dipartimenti ministeriali, sostenendo di aver trovato casse vuote e inventari incompleti. In questo scenario, la vicenda dei cani è diventata il simbolo perfetto per narrare quello che l’amministrazione Mutharika definisce come il saccheggio sistematico delle risorse pubbliche da parte dei predecessori. Non si tratta quindi solo di animali, ma della narrazione di un regime che, secondo gli attuali governanti, avrebbe considerato lo Stato come una proprietà personale di cui disporre a piacimento fino all’ultimo giorno.

Dall’altra parte della barricata, l’entourage di Lazarus Chakwera rigetta ogni accusa. L’avvocato George Jivason Kadzipatike, che difende il politico, fonda la linea difensiva sulla contestazione radicale della legittimità delle indagini e delle procedure seguite dalle autorità. La difesa sostiene con forza che lo Stato abbia deliberatamente indotto in errore il tribunale per ottenere il mandato di perquisizione della residenza dell’ex presidente, definendo tale atto come un provvedimento ottenuto in modo irregolare e senza il necessario contraddittorio.
In tutto questo pare che le condizioni dei cani siano ottime. Ce li immaginiamo lì, mentre sgranocchiano qualche osso, guardando con curiosità lo spettacolo che i loro presunti padroni umani stanno dando …
