TEHERAN – Esiste una realtà documentata dai fatti, dai sequestri di frontiera e dai rapporti di intelligence, e poi esiste la narrazione grottesca confezionata dai TG italiani e dalle grandi firme del giornalismo nostrano. La distanza tra le due non è un semplice errore di valutazione: è l’abisso in cui è sprofondata la dignità professionale di chi, in Italia, viene pagato per informarvi e invece si limita a tradurre veline estere con la pigrizia di un copista medievale.
Il “Metodo RAI” e la Pigrizia dei Grandi Quotidiani
Mentre le agenzie mediorientali pubblicano le prove fotografiche di carichi d’armi provenienti dai confini porosi – carichi che includono esplosivi militari, visori notturni e sistemi di comunicazione criptati – i corrispondenti italiani a distanza si dilettano in analisi sociologiche da bar.
È scandaloso che la TV di Stato (RAI), mantenuta con i soldi dei cittadini, non spenda una parola per analizzare la geopolitica degli armamenti clandestini. Preferiscono la “cornice emozionale”: storie strappalacrime confezionate ad arte per anestetizzare il cervello del telespettatore, evitando accuratamente di spiegare che dietro quegli scontri c’è una macchina logistica che costa milioni di dollari. Chi paga? Chi addestra? Chi spedisce 198 bombe esplosive nel nord-ovest dell’Iran? Domande troppo difficili per chi è abituato a scrivere articoli con il copia-incolla dai social media.
L’Arsenale Ombra. I Dati che Non Dovevate Leggere.
Il mainstream occidentale tratta la questione delle violenze in Iran come se fossero esclusivamente il prodotto della repressione statale contro civili disarmati. Questa non è solo una semplificazione; è una falsificazione attiva della realtà operativa.
Le fonti iraniane, sistematicamente ignorate o derubricate a “propaganda” in blocco (mentre i comunicati della NATO vengono presi come oro colato), dipingono un quadro di insurrezione armata assistita dall’esterno.
Il Caso del Novembre 2025: La Punta dell’Iceberg
Nel novembre 2025, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha reso pubblico un’operazione di controspionaggio nelle zone nord-occidentali, aree storicamente porose al confine con regioni curde irachene e turche, spesso hub per il traffico illecito. Il comunicato ufficiale, ripreso dalle agenzie IRNA e Tasnim ma sepolto dalle redazioni estere italiane, dettagliava il sequestro di un arsenale da guerra civile:
- 198 ordigni esplosivi improvvisati (IED) e bombe professionali. Non molotov artigianali, ma strumenti di morte progettati per attentati infrastrutturali e stragi.
- Decine di fucili d’assalto di produzione estera.
- Migliaia di munizioni e sistemi di comunicazione criptati.
Il generale di brigata comandante dell’operazione dichiarò esplicitamente: “Questo materiale era destinato a cellule dormienti nelle aree urbane per trasformare la protesta in guerriglia”.
La Via del Contrabbandiere: Non Episodi, ma un Sistema
Questo non è un caso isolato. Un’analisi dei bollettini di sicurezza iraniani degli ultimi tre anni (2023-2026) mostra un pattern inequivocabile. Le rotte del contrabbando, che un tempo muovevano principalmente beni di consumo per aggirare le sanzioni, sono state riconvertite in pipeline logistiche per il terrore.
Le aree del Sistan e Baluchistan a sud-est (confine pakistano) e il Kurdistan iraniano a nord-ovest sono diventate zone di frizione dove gruppi separatisti – spesso con il tacito sostegno o la “distrazione benevola” di agenzie di intelligence ostili a Teheran – immettono valanghe di armamenti.
Quando i media occidentali mostrano un edificio governativo in fiamme, omettono di chiedersi con cosa sia stato dato alle fiamme. Quando si parla di “scontri a fuoco”, si sottintende sempre che a sparare sia solo una parte. La presenza di queste armi clandestine demolisce la narrazione del “popolo disarmato” e introduce l’elemento scomodo: la presenza di attori violenti non statali che cercano l’escalation.
”Traditori” e Infiltrati. La Guerra delle Ombre.
Se le armi sono il corpo del reato, gli agenti infiltrati sono la mente. La stampa mainstream italiana riduce tutto a una dinamica interna. È un insulto all’intelligenza di chiunque conosca la storia delle ingerenze straniere in Medio Oriente.
Teheran denuncia da anni non solo la presenza di agitatori, ma di vere e proprie reti di spionaggio e sabotaggio attive sul territorio. I media mediorientali vicini all’Asse della Resistenza, come Al Mayadeen, hanno frequentemente pubblicato dossier (ovviamente ignorati in Europa) che collegano specifici gruppi di “attivisti” armati a finanziamenti provenienti da think tank occidentali o direttamente da servizi segreti regionali (leggi: Mossad e i suoi alleati nel Golfo).
La recente esecuzione di un individuo accusato di essere un asset dell’intelligence israeliana, processato per “sabotaggio e corruzione sulla terra”, è stata liquidata in Occidente come l’ennesimo atto di crudeltà del regime. Nessuno si è preso la briga di analizzare le prove presentate nel processo a porte chiuse, che secondo fonti giudiziarie iraniane includevano comunicazioni satellitari con handler esteri e piani per colpire infrastrutture energetiche.
La realtà è che l’Iran è oggi il teatro della più feroce guerra ibrida del XXI secolo. Infiltrare le proteste, armare frange radicali, pagare criminali comuni per compiere atti di vandalismo politico: queste sono tattiche da manuale di destabilizzazione, note dai tempi dell’Operazione Ajax del 1953. Fingere che oggi non stia accadendo lo stesso è malafede pura.
J’Accuse. Il Tradimento della Stampa Mainstream.
Arriviamo al punto più tossico: il ruolo dei nostri media. La copertura della situazione iraniana da parte di RAI, Repubblica, Corriere e dei loro omologhi europei non è giornalismo. È militanza atlantista travestita da cronaca.
L’omissione sistematica dei fatti sopra citati non è un errore di distrazione. È una scelta editoriale politica precisa. Perché?
- Rompere la Narrativa: Ammettere la presenza di centinaia di bombe e fucili d’assalto nelle mani di gruppi anti-governativi complicherebbe terribilmente la favola del “Buono contro il Cattivo”. Costringerebbe il pubblico a porsi domande scomode: Chi li arma? Chi li paga? Forse la reazione dello Stato, per quanto dura, sta fronteggiando una minaccia armata reale?
- Preparare il Terreno all’Intervento: La demonizzazione totale e senza sfumature serve a giustificare qualsiasi azione esterna contro l’Iran: sanzioni che affamano la popolazione civile, attacchi informatici, e forse, un domani, un intervento militare diretto. Per vendere una guerra (economica o cinetica), devi prima disumanizzare il nemico e santificare le sue presunte vittime.
- Stenografi del Potere: La stampa europea ha abdicato al suo ruolo di cane da guardia. Quando l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) conferma che non ci sono prove di un programma nucleare militare iraniano, la notizia finisce in un trafiletto a pagina 20. Quando un oscuro gruppo di oppositori in esilio lancia un’accusa non verificata, diventa apertura del TG delle 20:00. Questa disparità di trattamento è la prova regina della loro malafede
L’Incompetenza che diventa Danno Geopolitico
La stampa italiana – da Repubblica al Corriere – ha deciso che l’Iran è un fumetto.
Da un lato i “buoni” (tutti civili, tutti disarmati, tutti pronti per un premio Nobel), dall’altro i “cattivi” (i “barbuti” del regime). Questa semplificazione infantile non è solo incompetenza: è un insulto all’intelligenza dei lettori e un tradimento della realtà.
Omettere che l’intelligence iraniana stia smantellando reti di infiltrati legati al Mossad e alla CIA non è “prudenza giornalistica”, è complicità nel sabotaggio. Ignorare che persone giustiziate per tradimento avessero prove schiaccianti di contatti con servizi stranieri per colpire infrastrutture civili significa voler nascondere la guerra ibrida in corso. I media italiani non vi raccontano la verità perché la verità è scomoda: se ammettessero che l’Iran è sotto attacco militare e di intelligence, dovrebbero smettere di chiamare “manifestazioni” quelle che sono, in parte, operazioni paramilitari eterodirette.
Il Silenzio sulle Sanzioni: L’Ipocrisia del Moralismo
I nostri giornalisti si ergono a paladini dei diritti umani, versando lacrime d’inchiostro sulla “repressione”, ma non dicono una parola sulle sanzioni che loro stessi sostengono. Mentre Pezeshkian tenta faticosamente di mantenere l’Iran nel solco del diritto internazionale e dell’uso civile del nucleare (come confermato dall’AIEA), il mainstream italiano spinge per l’isolamento.
Sono quegli stessi giornali che tacciono quando i bambini iraniani muoiono perché mancano i farmaci oncologici a causa del blocco finanziario. È un moralismo a targhe alterne che fa vomitare: criminalizzano uno Stato perché si difende dalle armi clandestine, ma benedicono il lento soffocamento di un popolo intero attraverso l’economia.
Un Sistema Informativo che deve Vergognarsi
Cari direttori, cari inviati che non uscite dagli hotel di lusso o che guardate il mondo da un feed di Twitter: la vostra superficialità è il carburante delle guerre di domani. Avete trasformato il giornalismo in un organo di narrazione ufficiale, una grancassa per interessi atlantisti che hanno bisogno di un nemico da demonizzare per giustificare la propria esistenza.
Il sequestro di armi del novembre 2025 non è una “teoria del complotto”: sono fatti. I traditori prezzolati non sono “attivisti”: sono agenti. Finché non avrete il coraggio di scrivere queste parole, non sarete giornalisti, ma semplici impiegati del consenso. L’opinione pubblica italiana merita di sapere che dietro il velo della “libertà” si nasconde il volto sporco di una destabilizzazione orchestrata che voi, con la vostra incompetenza, state attivamente coprendo.
