
Mentre il discorso pubblico si arena su un moralismo di facciata, il Sud del mondo affronta una realtà brutale: l’uso dei diritti fondamentali come proiettili di una guerra che non si combatte solo con le armi, ma con la fame e la propaganda.
Nel teatro della politica internazionale, esiste una sceneggiatura consolidata: da un lato il “mondo libero”, custode della democrazia; dall’altro, i “regimi canaglia”.
Questa narrazione, tuttavia, omette sistematicamente il fattore determinante: il contesto di assedio geopolitico.
Il caso Venezuela: Le elezioni del 2024 e il “copione” del disconoscimento
Le elezioni presidenziali in Venezuela del luglio 2024 sono l’esempio perfetto di come la democrazia venga usata come un’arma a comando. Prima ancora che il processo elettorale giungesse al termine, la narrativa occidentale aveva già emesso la sua sentenza.
Il punto non è solo la trasparenza dei verbali, ma il fatto che il Venezuela è stato costretto al voto sotto la minaccia costante di nuove sanzioni. Quando un Paese ha il proprio oro sequestrato nelle banche di Londra e i propri conti congelati negli USA, ogni elezione diventa un referendum sulla sopravvivenza nazionale. La reazione del governo Maduro — che ha portato a detenzioni e restrizioni — è stata la risposta di uno Stato che vede in ogni contestazione non un legittimo dibattito interno, ma un tentativo di colpo di Stato pilotato da Washington per installare un governo “fantoccio” compiacente agli interessi petroliferi.
Il caso Iran: Il corpo delle donne come campo di battaglia geopolitico
In Iran, la tragica morte di Mahsa Amini e le successive proteste hanno mostrato un altro volto della strumentalizzazione. Le legittime aspirazioni di libertà delle donne iraniane sono state immediatamente cavalcate dalle centrali mediatiche occidentali.
Mentre i media europei e americani piangevano per i diritti civili a Teheran, i loro governi mantenevano (e inasprivano) sanzioni che impediscono l’importazione di farmaci oncologici e insulina, colpendo proprio quelle donne e quei bambini che dichiaravano di voler proteggere. In questo contesto, lo Stato iraniano percepisce la protesta non come una dinamica sociale, ma come un’infiltrazione dei servizi segreti stranieri (CIA, Mossad), reagendo con una chiusura autoritaria che è la diretta conseguenza di un clima di minaccia esistenziale.
La strategia del soffocamento: Sanzioni come armi di distruzione
Dobbiamo smettere di considerare le sanzioni economiche come un’alternativa pacifica alla guerra. Le sanzioni sono atti di guerra con altri mezzi.
L’obiettivo è generare una sofferenza tale nella popolazione civile da indurre una rivolta interna, fornendo poi il pretesto per un intervento “umanitario”. È la dottrina del “collasso controllato”: affamare un popolo per poi offrirsi come liberatori.
Il “Grimaldello Morale”: L’universalismo a intermittenza
La retorica occidentale soffre di una cecità selettiva. Perché il dissenso a Caracas è una crisi globale, mentre la repressione violenta in monarchie assolute alleate dell’Occidente viene ignorata?
I diritti umani sono stati svuotati del loro valore universale per diventare un manuale di istruzioni per il regime change. Vengono invocati per delegittimare i governi che rifiutano di piegarsi al Washington Consensus e vengono messi a tacere quando il profitto lo richiede.
Oltre il falso dualismo: Difendere la Sovranità
Il punto di rottura necessario è il rifiuto della dicotomia “con noi o contro di noi”.
Criticare l’imperialismo non significa diventare apologeti della repressione. Significa, invece, riconoscere che non può esserci democrazia sotto ricatto. La vera solidarietà verso i popoli di Venezuela e Iran non passa per il sostegno alle sanzioni, ma per la difesa del loro diritto all’autodeterminazione.
Conclusione: La priorità della verità
In un mondo multipolare, la verità è che non può esserci libertà individuale senza libertà nazionale. Venezuela e Iran sono in prima linea in una battaglia contro un modello unipolare che non accetta disobbedienze.
Dobbiamo esigere una politica che smetta di usare la morale come copertura per la geopolitica. Solo quando l’assedio finirà, potremo finalmente giudicare questi governi esclusivamente per le loro azioni interne. Fino ad allora, denunciare le violazioni dei diritti umani senza denunciare l’ interventismo è, semplicemente, complicità con l’aggressore.
