La mia America Latina: Un mosaico di resistenza e la verità delle Missioni
di Maddalena CelanoMentre il mondo si sveglia bruscamente davanti alle immagini del 3 gennaio 2026 — l’arresto di Nicolás Maduro e il cosiddetto “ravviamento” — io osservo questo caos con la lucidità di chi mastica la storia dell’America Latina dal 2011. La mia non è una vicinanza modaiola, passeggera o dettata dall’algoritmo di un social network; è una missione politica e intellettuale che attraversa i confini di un intero continente in lotta, da Cuba alla Colombia, passando per l’Ecuador, con il cuore sempre rivolto alla terra di Bolívar.
Ma che cos’è, per me, il Bolivarismo? La carne e il sangue della giustizia.
Spesso, chi mi legge o mi ascolta mi chiede perché io difenda con tanta foga questo modello, nonostante gli attacchi feroci che subisce. La risposta non risiede in un’astrazione teorica, ma nella pratica quotidiana della giustizia sociale.
Per me il Bolivarismo è la trasformazione dello Stato da apparato burocratico a scudo dei popoli.
Quando parlo di Bolivarismo, parlo della costruzione di Diritti Sociali riconosciuti che non possono più essere messi in discussione. Parlo di un sistema dove l’essere umano viene prima del profitto. Il cuore pulsante di questa visione è il sistema delle Missioni Sociali, un esperimento di democrazia diretta e cura collettiva che l’Occidente ha cercato di ignorare o ridicolizzare, ma che ha cambiato la vita di milioni di invisibili.
La Geografia del Possibile: Misión Milagro e Barrio Adentro
Entrare nel dettaglio delle missioni significa capire perché il Bolivarismo è così amato dal popolo e così temuto dalle élite.
* Misión Barrio Adentro: È l’esempio supremo di cosa significhi portare la sanità dove non era mai arrivata. Non cliniche private per chi può pagare, ma medici (spesso cubani, in quell’abbraccio di solidarietà che ho studiato da vicino) che vivono nei barrios, che camminano nel fango, che aprono ambulatori popolari nel cuore delle comunità più dimenticate. È la medicina preventiva e comunitaria che rompe la logica del mercato.
* Misión Milagro: Quanti, in Europa, sanno che grazie a questa missione milioni di latinoamericani poveri sono stati operati gratuitamente di cataratta e hanno riacquistato la vista? È una missione che incarna il concetto stesso di “miracolo sociale”: restituire la luce a chi era stato condannato all’oscurità dalla povertà.
* Scuole Popolari e Misión Robinson: La lotta contro l’analfabetismo non è stata solo una politica educativa, ma un atto di liberazione. Insegnare a leggere e scrivere significa dare al popolo le armi per difendere la propria sovranità.
Queste non sono semplici riforme; sono le fondamenta di un’alternativa al capitalismo selvaggio.
Un osservatorio privilegiato: L’asse della resistenza (Cuba, Ecuador, Colombia)
La mia conoscenza nasce da un impegno decennale che non ha mai smesso di guardare ai processi rivoluzionari dell’ALBA come a un unico grande organismo:
* Cuba è stata la mia scuola di dignità. Lì ho capito che la solidarietà

non è beneficenza, ma condivisione. Ho visto l’eroismo di un popolo che, nonostante un blocco criminale, continua a produrre scienza e umanità.
* L’Ecuador di Rafael Correa è stato il laboratorio dove ho studiato la “Rivoluzione Cittadina”. Ho visto come la sovranità nazionale e la tutela della Pachamama siano passate dai manifesti alla Costituzione, dando potere alle comunità indigene e ai lavoratori.
* In Colombia, ho seguito con il fiato sospeso il tormentato processo di pace. Ho analizzato come la giustizia sociale sia l’unica vera via d’uscita da decenni di terrorismo di Stato e guerra civile, e come il destino di Bogotà sia indissolubilmente legato a quello di Caracas.
Il Venezuela invisibile: I miei contatti e la contro-informazione
Non serve aver calpestato fisicamente ogni centimetro di Caracas per sentirne il battito, se hai saputo tessere una rete di verità. Dal 2011, ho alimentato il mio pensiero attraverso contatti diretti e costanti sul territorio. Ho ascoltato le voci di amici e attivisti che frequentavano il Paese, ricevendo testimonianze dirette sulla realtà delle comunas.
Mentre i media mainstream parlavano di “dittatura”, i miei contatti mi parlavano di resistenza creativa, di orti urbani, di assemblee popolari. Ho seguito giorno dopo giorno gli effetti devastanti e criminali dei sei cicli di sanzioni (2015-2025), comprendendo che il Venezuela non stava fallendo, ma veniva deliberatamente strangolato perché il suo esempio di Diritti Sociali non doveva contagiare il resto del mondo.
Il rigore della coerenza contro la superficialità del presente
C’è un abisso incolmabile tra la mia esperienza e la superficialità di chi oggi, tra i giovani analisti o i media liberali, parla di Venezuela come di un caso di studio striminzito. Loro vedono una “crisi” o un “crollo”; io vedo un attacco frontale a un progetto che ha messo al centro le scuole popolari e la salute dei poveri.
Il “ravviamento” del 3 gennaio 2026 non è la fine, ma un momento di verità. Dare giustizia alla memoria storica significa rivendicare ogni singola vita salvata da Barrio Adentro e ogni occhio tornato a vedere con la Misión Milagro. Oggi che il Venezuela è “di moda”, io resto qui, con la coerenza di chi c’era nel 2011. Perché il Bolivarismo è un’idea di dignità umana che nessuna forza statunitense, nessun arresto e nessuna menzogna mediatica potrà mai cancellare. La storia non la scrivono i vincitori del momento; la scriviamo noi, con la memoria e la lotta.
