La visita di Gideon Sa’ar a Hargeisa non è solo diplomazia: nel Corno d’Africa si apre un nuovo fronte della competizione geopolitica
di Chiara Cavalieri*
Nel linguaggio della geopolitica contemporanea, alcune dichiarazioni non lasciano spazio a interpretazioni. È il caso dell’avvertimento lanciato dal governo yemenita di Sana’a, guidato dal movimento Ansar Allah:
qualsiasi presenza israeliana nella regione del Somaliland sarà considerata un obiettivo militare.
A pronunciare parole tanto nette è stato il viceministro degli Esteri Abdul Wahid Abu Ras, che ha condannato senza mezzi termini la visita del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar nella città di Hargeisa.

Secondo Sana’a, non si tratta di un normale atto diplomatico, ma di una violazione del diritto internazionale e di un attacco diretto alla sovranità e all’integrità territoriale della Somalia.
PERCHÉ IL SOMALILAND È DIVENTATO UN NODO STRATEGICO
Nella lettura yemenita, la visita di Sa’ar è solo l’ultimo tassello di un disegno più ampio. Abu Ras ha parlato apertamente di un piano volto a trasformare il Somaliland in un avamposto strategico, funzionale a interessi esterni alla regione.
Il Somaliland, entità separatista non riconosciuta a livello internazionale, occupa una posizione geografica cruciale:
- affaccia sul Golfo di Aden
- si colloca lungo le rotte del Mar Rosso
- è vicino a uno dei principali snodi del commercio globale
In un mondo sempre più multipolare, queste caratteristiche lo rendono un punto di attrazione inevitabile per chi vuole proiettare influenza militare, politica e di intelligence.
UNA LINEA ROSSA CHE NON È RETORICA
Il messaggio di Sana’a è stato definito una linea rossa non negoziabile. Abu Ras ha avvertito che qualsiasi alleanza con Israele nella regione non porterà stabilità, ma solo perdite, isolamento e aggravamento delle crisi interne.
Non si tratta di parole vuote. Negli ultimi anni, gli Houthi hanno dimostrato di essere un attore militare capace di incidere concretamente sulla sicurezza del Mar Rosso, colpendo obiettivi strategici e influenzando il traffico marittimo internazionale.
Inserire la questione Somaliland-Israele in questo quadro significa trasformare una disputa diplomatica in un potenziale fronte militare reale.
LA VISITA DI SA’AR: UN SEGNALE POLITICO CALCOLATO
Secondo il generale di divisione Mohamed Abdelwahed, esperto di sicurezza nazionale araba e affari africani, la visita di Sa’ar non può essere letta come un gesto simbolico.
Il dato più rilevante è il tempismo:
Israele ha riconosciuto ufficialmente il Somaliland come Stato sovrano — primo Paese al mondo a farlo — e meno di due settimane dopo ha inviato sul posto il suo ministro degli Esteri.
Questo trasforma la visita in:
- un atto operativo
- un tentativo di consolidare il riconoscimento sul terreno
- una sfida diretta al rifiuto regionale e internazionale
UN RIFIUTO REGIONALE QUASI UNANIME
Il riconoscimento israeliano del Somaliland è stato respinto da un fronte molto ampio, che include:
- Lega Araba
- Unione Africana
- Organizzazione per la Cooperazione Islamica
- Paesi come Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Iran, Cina, Nigeria e Pakistan
Per la comunità internazionale, il Somaliland resta parte integrante della Repubblica Federale di Somalia, come stabilito dal diritto internazionale e dalle Nazioni Unite.
MAR ROSSO E CORNO D’AFRICA: IL VERO TERRENO DEL CONFRONTO
Dietro il confronto diplomatico si intravede il vero obiettivo: il controllo degli equilibri nel Mar Rosso.
Un’area cruciale per:
- il commercio globale
- la sicurezza energetica
- gli equilibri militari tra potenze regionali
Secondo Abdelwahed, una presenza israeliana stabile nel Somaliland potrebbe favorire:
- cooperazione avanzata di intelligence
- basi di appoggio militare
- nuove alleanze regionali, in particolare con l’Etiopia
Uno scenario che viene percepito come una minaccia diretta alla sicurezza egiziana e che rafforza l’idea di una necessaria coordinazione tra Egitto, Turchia e Somalia.
La visita di Gideon Sa’ar a Hargeisa ha fatto compiere al Somaliland un salto di qualità geopolitico: da questione irrisolta a potenziale detonatore di tensioni regionali.
Con Sana’a che parla apertamente di obiettivi militari, Israele che accelera sul terreno e un rifiuto internazionale sempre più netto, il Corno d’Africa si avvia a diventare uno dei nuovi epicentri della competizione globale, dove diplomazia e forza militare tornano a intrecciarsi senza mediazioni.
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