Roberto Roggero – Quello appena concluso è stato un anno al limite della tensione per l’Africa, e la situazione pare sia stata al limite per alcune ore dei primi giorni dell’anno, specialmente a Ouagadougou e Bobo-Dioulasso, e nei pressi della residenza presidenziale. Alla regia, o quanto meno parte prevalente di essa, i servizi segreti francesi, che non hanno avuto lo stesso successo del “biondo” Donald.
Il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe dato il via di persona all’operazione in Burkina Faso, per deporre l’attuale leader, capitano Ibrahim Traoré, ma il tentativo è fallito.
Alla notizia di insurrezione, la popolazione è scena di notte, in massa, per le strade, per proteggere il presidente Traoré, con la memoria ai fatti drammatici di Thomas Sankara (1949-1987), carismatico leader per tutta l’Africa occidentale sub-sahariana, che cambiò il nome di Alto Volta in Burkina Faso e si impegnò per eliminare la povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi ricche. Promotore di riforme sociali, costruzione di scuole, ospedali e case per la popolazione in estrema povertà, condusse un’importante lotta alla desertificazione. Il rifiuto di pagare il debito estero di epoca coloniale, insieme al tentativo di rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate, gli attirò le antipatie di Stati Uniti, Francia e Inghilterra, oltre che di numerosi paesi circostanti governati da dittature ossequienti alle vecchie e nuove potenze coloniali. E infatti Sankara fu cacciato con il colpo di Stato dell’ottobre 1987, assassinato dal suo vice, Blaise Compaoré, con l’appoggio di Francia, Stati Uniti e militari liberiani. Con il “Che Guevara d’Africa” morirono 12 compagni.
Dopo la caduta di Compaoré il tribunale militare ha emesso, il 4 dicembre 2014, un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti accusandolo dell’omicidio, l’assassinio e l’occultamento di Thomas Sankara. Nell’aprile 2021, un tribunale militare del Burkina Faso ha incriminato in contumacia Compaoré, accusato dell’omicidio del predecessore. Il processo in contumacia si concluse con sentenza di colpevolezza e condanna all’ergastolo.
Thomas Sankara era consapevole di rischiare la vita ogni giorno a causa dei numerosi nemici che si era creato. Per questo veniva protetto da strategie di copertura, come segretezza dei suoi spostamenti o l’annuncio del luogo delle riunioni solo due ore prima. Teneva sempre con sé tre pistole da usare in caso di pericolo e gli uomini della scorta cambiavano costantemente. I rischi erano concreti. Sankara subì nel maggio 1984 un tentativo di colpo di Stato organizzato da sette cospiratori: il colonnello Didier Tiendrebeogo, due luogotenenti, un uomo d’affari, un maggiore della gendarmeria, un sergente e un pilota, che finirono giustiziati nel giugno seguente.
Thomas Sankara è un eroe per tutta l’Africa, e come Nelson Mandela simbolo di intelligenza, lealtà, umiltà, grande onestà e alta morale.
La Francia ha perso molto dopo il ritiro delle forze militari dal Burkina Faso nel 2023, proprio in seguito al colpo di Stato guidato da Ibrahim Traoré nel 2022. Ha perso la base militare e l’influenza in ambito di sicurezza nella regione del Sahel, che le permettevano di combattere i gruppi jihadisti e proteggere i propri interessi strategici.
Sono stati espulsi diplomatici francesi, troncati vecchi accordi di difesa e inaugurato l’orientamento del Burkina Faso verso la Russia sul piano militare e di sicurezza, e verso la Cina su quello economico.
Il modello del giovane leader Ibrahim Traoré e il sostegno popolare intorno a lui rappresentano una sfida politica che riaccende lo spirito di resistenza al neocolonialismo, che ha coinvolto anche Mali e Niger, che hanno sradicato la Francia coloniale dalle sue roccaforti tradizionali nel Sahel africano, noto per le risorse naturali.
Di fatto, secondo le poche informazioni trapelate, in Burkina Faso si è verificato il tentativo di rovesciare la giunta militare al potere con un attacco alla residenza presidenziale nella capitale Ouagadougou e in altre località del Paese, mettendo in allerta le autorità. Un ulteriore ripresa di golpe si è verificata anche il 3 e 4 gennaio, ma è stata sventata. E’ tuttavia confermato l’aumento di misure di sicurezza nei pressi del campo militare generale Baba-Sy, nel sud della capitale e presso altre basi come quella di Bobo-Dioulasso, seconda città del Paese.
Le forze di sicurezza avrebbero arrestato diversi ufficiali, ma al momento nessun comunicato è stato reso pubblico dalle autorità militari al potere. Si parla dell’ex presidente di transizione, il tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, come possibile istigatore dell’azione di forza, dal rifugio in Togo, dove vive in esilio dopo il golpe dello stesso Traoré a gennaio 2022, e successivamente radiato dalle forze armate nel novembre 2024 assieme ad altri 15 ufficiali.
In seguito all’accaduto, la popolazione ha difeso Ibrahim Traoré. unita sotto il nome di Wayignans, mobilitati in massa: hanno occupato rotatorie e piazze pubbliche, sostenendo di voler costituire un baluardo popolare contro qualsiasi tentativo di rovesciare il governo.
Tra colpi di Stato riusciti e falliti, guerre dimenticate, accordi di pace non rispettati, cambiamenti climatici, epidemie e fame, anche il 2025 non è stato un anno facile per l’Africa, e specialmente per il Sahel, dove il 70% della popolazione ha meno di 30 anni.
La guerra continua in gran parte del continente. Dall’aprile 2023, inizio del conflitto tra i due generali, Mohamed Hamdan Dagalo, leader delle Rapid Support Forces (RFS) e Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio Sovrano e presidente de facto del Sudan, tra 12 e 13 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie case. La maggior parte, circa 9,5 milioni si trova ora in accampamenti all’interno del Paese, mentre oltre 3 milioni hanno cercato protezione nei Paesi limitrofi, come Egitto, Ciad, Sud Sudan, Etiopia, Libia, Repubblica Centrafricana.
Il “biondo” Donald, dichiara ai quattro venti di aver riportato la pace in chissà quante nazioni ma la realtà è molto diversa. Tra i Paesi di cui ha rivendicato la pacificazione c’è il Congo, ma nell’ex colonia belga la tranquillità è ancora un miraggio. In molte zone nell’est si combatte ancora senza sosta. M23/AFC, sostenuti dal Rwanda, non si sino ancora ritirati dalle aree occupate, come previsto dal trattato di pace siglato a Washington tra il presidente congolese, Felix Tshisekedi e il suo omologo ruandese, Paul Kagame. Il gruppo armato M23 prende il nome da un accordo firmato il 23 marzo 2009 dal governo del Congo e da un’ex milizia filo-Tutsi. La formazione ha ripreso le ostilità nel primo trimestre del 2022 ed è sostenuta dal vicino Rwanda.
L’M23 è componente essenziale di una coalizione politico militare più grande l’Alleanza del Fiume Congo, fondata nel dicembre 2023 in Kenya, della quale fanno parte diversi gruppi minori. Dall’inizio dello scorso anno Goma (capoluogo del Nord-Kivu) e Bukavu (città principale del Sud-Kivu) sono governate da M23/AFC.
I tre leader golpisti, dopo essersi insediati sulla poltrona più ambita, hanno stretto solide alleanze militari con la Russia, presente con i suoi militari in Burkina Faso, Mali e Niger. Malgrado il supporto dei mercenari di Wagner, ora sostituiti da quelli di Africa Corp (direttamente controllato dal ministero Difesa di Mosca), le forze armate dei rispettivi Paesi non sono ancora riusciti a debellare i gruppi armati estremisti islamici di JNIM (Gruppo di sostegno dell’Islam e dei Musulmani, legato a al Qaeda) e EIGS (Stato Islamico del Grande Sahara), che – si sospetta – ricevono aiuti logistici e militari da Ucraina e Francia.
In Madagascar la rabbia dei giovani ha persino provocato un golpe militare, che ha deposto Andry Rajoelina, presidente dello Stato insulare. Dopo l’ammutinamento di gran parte dell’esercito, che si è unito alle proteste dei ragazzi di GEN Z, il colonnello Michael Randrianirina ha preso il potere e si è autoproclamato presidente.
A fine novembre, dopo le elezioni presidenziali, i militari hanno preso il potere in Guinea Bissau, che dall’indipendenza dal Portogallo è stata teatro di diversi golpe. L’instabilità politica e povertà hanno poi favorito l’insediamento di narcotrafficanti che utilizzano la Guinea Bissau come zona di transito della cocaina tra l’America Latina e l’Europa.
In Benin, considerato piuttosto stabile, è stato sventato un colpo di Stato poche settimane fa, anche grazie all’intervento di Francia e dei Paesi vicini.
Nell’anno appena trascorso si sono svolte elezioni presidenziali in diversi Paesi del continente. In Camerun ha vinto nuovamente il 92enne Paul Biya, al potere dal 1992. E’ il capo di Stato più anziano al mondo ed è al suo ottavo mandato.
In confronto a Biya, Alassane Ouattara è un giovanotto. Classe 1942 (ha quindi 83 anni), al potere dal 2010, anche lui è stato rieletto per un ulteriore quinquennale mandato (il quinto che sarebbe vietato dalla Costituzione), in occasione della tornata elettorale che si è svolta in Costa d’Avorio lo scorso ottobre.
Anche in Tanzania, Samia Suluhu Hassan, attualmente unica leader donna in Africa, ha rafforzato il suo potere. E’ stata infatti rieletta lo scorso ottobre per un ulteriore mandato. La Hassan è salita al potere nel 2021, dopo la morte dell’allora presidente in carica, John Magafuli.
In Uganda le elezioni presidenziale sono alle porte, si svolgeranno il 15 gennaio, Mentre tra 4 giorni si dovrebbe conoscere il vincitore della tornata elettorale in Centrafrica, dove i cittadini hanno votato lo scorso 28 dicembre. Faustin-Archange Touadéra, in carica dal 2016 e fortemente legato alla Russia, spera in un terzo mandato. Qualcuno dubita che non ci riuscirà?
Nell’aprile scorso anche i cittadini del Gabon si sono recati alle urne. Il nuovo presidente è leader dei golpisti del 2023, Brice Oligui Nguema. I rivoluzionari avevano messo fine allo strapotere della dinastia Bongo.
In Malawi ha vinto l’ex presidente 85enne, Peter Mutharika. Le elezioni del 2019 erano state invalidate dalla Corte Suprema per presunte irregolarità. Ripetute poi nel 2020 e alle quali aveva partecipato anche Mutharika, ma poi sconfitto da Lazarus Chakwera.
