di Chiara Cavalieri*
CARACAS- La Corte Suprema del Venezuela ha nominato la vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez capo di Stato ad interim, aprendo ufficialmente una nuova e delicatissima fase politica nel Paese. La decisione arriva all’indomani dell’operazione militare statunitense a Caracas, che ha portato al rapimento del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, e mentre Washington rivendica un ruolo diretto nella gestione del periodo di transizione.

Trump: “Gestiremo il Venezuela finché la transizione non sarà sicura”
Poche ore dopo la nomina di Rodríguez, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington amministrerà il Venezuela durante l’intera fase di transizione, fino a quando non sarà garantito un trasferimento di potere “sicuro, legale e protetto”.

Secondo Trump, gli Stati Uniti non possono permettere che altri attori prendano il controllo del Paese, né che si ripetano “decenni di fallimenti”. Per questo, ha affermato, l’impegno americano continuerà finché il Venezuela non verrà consegnato a un’autorità ritenuta in grado di tutelare gli interessi del popolo venezuelano.
Chi guiderà il Paese nella fase successiva
Alla domanda su chi eserciterà concretamente il potere durante la transizione, Trump ha spiegato che è in corso un confronto con “un gruppo di persone”, i cui nomi verranno annunciati solo dopo la selezione definitiva. Ha lasciato intendere che il gruppo potrebbe includere figure di primo piano dell’amministrazione statunitense, come il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e i vertici militari.

Opposizione marginalizzata
Diversamente da quanto ipotizzato in passato, Trump ha escluso un ruolo centrale per l’opposizione tradizionale, dichiarando che gli Stati Uniti non hanno contattato María Corina Machado, ritenendo che non goda del consenso necessario per guidare il Paese. Una posizione che segna una netta discontinuità rispetto alle precedenti strategie occidentali sul dossier venezuelano.
Petrolio, investimenti e embargo
Il petrolio resta il pilastro della strategia statunitense. Trump ha annunciato che:
- l’embargo sul petrolio venezuelano resterà in vigore;
- le compagnie petrolifere statunitensi investiranno miliardi di dollari nelle infrastrutture energetiche del Paese;
- il petrolio venezuelano verrà venduto in quantità molto maggiori, sia agli attuali acquirenti sia a nuovi mercati.
Secondo Trump, l’industria petrolifera venezuelana sarebbe stata costruita grazie a capitali e competenze americane e “rubata” dal regime socialista, in quello che ha definito uno dei più grandi espropri di beni statunitensi della storia.
Opzioni militari ancora aperte
Sul piano della sicurezza, Trump ha avvertito che tutte le opzioni militari restano sul tavolo. Non ha escluso ulteriori attacchi, né il possibile dispiegamento di truppe statunitensi sul territorio venezuelano, sottolineando che quanto accaduto a Maduro “potrebbe accadere ad altri”.
Messaggi regionali e globali
Nel suo intervento, Trump ha esteso il discorso al contesto regionale e internazionale:
- ha annunciato che Washington affronterà anche il dossier Cuba, definita “uno Stato fallito”;
- ha lanciato un monito diretto al presidente colombiano Gustavo Petro, invitandolo a “stare attento”;
- ha negato qualsiasi contatto con Vladimir Putin su Maduro, definendo la guerra in Ucraina un “bagno di sangue che deve essere fermato”.
Una transizione sotto tutela
La nomina di Delcy Rodríguez come capo di Stato ad interim, unita alla dichiarata gestione statunitense della transizione, segna uno scenario senza precedenti nella storia recente del Venezuela. Il Paese entra in una fase di profonda incertezza, in cui la sovranità nazionale, il controllo delle risorse energetiche e l’equilibrio regionale risultano strettamente intrecciati.
La transizione venezuelana si apre così sotto una tutela esterna esplicita, con conseguenze che vanno ben oltre i confini del Paese e che potrebbero ridisegnare gli equilibri geopolitici dell’intero continente americano.
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