di Chiara Cavalieri*
CARACAS – Nelle prime ore della notte, intorno alle 2 del mattino (ora locale), almeno sette esplosioni sono state registrate a Caracas, capitale del Venezuela. Contemporaneamente, residenti di diversi quartieri hanno riferito di aerei in volo a bassa quota sopra la città.
Secondo le informazioni disponibili, a Caracas si sono verificate circa sette esplosioni, mentre diversi aerei hanno sorvolato la capitale venezuelana, come riportato da Associated Press. Il presidente colombiano ha affermato che sarebbe stato effettuato un attacco missilistico. Reuters riferisce che la parte meridionale della città, nei pressi della quale si trova una grande base militare, è rimasta senza elettricità.
Fonti aperte e materiale video non verificato indicano che elicotteri d’attacco AH-64 Apache e piattaforme da trasporto pesante CH-47 Chinook sarebbero stati osservati in volo sull’area di Caracas. Analisti militari hanno sottolineato che l’Esercito venezuelano non risulta operare elicotteri CH-47, elemento che ha alimentato interrogativi sull’appartenenza dei velivoli segnalati.
Alla luce di tali osservazioni, alcuni commentatori hanno ipotizzato la presenza di assetti statunitensi e la possibile preparazione o conduzione di un’operazione militare, fino a ventilare scenari di intervento diretto. Al momento, tuttavia, non esistono conferme ufficiali né riscontri indipendenti: le informazioni disponibili restano preliminari, non validate e soggette a ulteriori verifiche.
Residenti della capitale venezuelana hanno dichiarato di aver udito spari in diversi quartieri della città, oltre che in altri insediamenti vicini. Nel frattempo, il ministro degli Esteri venezuelano ha affermato che il Paese si riserva il diritto alla legittima autodifesa per proteggere il proprio popolo e la propria indipendenza nazionale.

L’ambasciatore russo ha dichiarato che l’ambasciata della Federazione Russa a Caracas non ha riportato danni a seguito delle esplosioni. Il presidente colombiano ha inoltre chiesto la convocazione di una riunione urgente delle Nazioni Unite.
Secondo la giornalista di CBS News Jacobs, Donald Trump avrebbe dato l’ordine di colpire obiettivi all’interno del Venezuela, inclusi obiettivi militari. Le forze armate statunitensi hanno confermato che esplosioni sono effettivamente avvenute a Caracas, ma non hanno commentato un loro eventuale coinvolgimento, come riportato dal New York Times. La Casa Bianca ha rifiutato di commentare le notizie, mentre il Comando Meridionale delle Forze Armate statunitensi, rispondendo a una richiesta dell’agenzia TASS, ha indirizzato le domande direttamente alla Casa Bianca.
Secondo l’Associazione dei Tour Operator Russi (ATOR), non risultano turisti russi organizzati presenti a Caracas al momento degli eventi. Fonti diplomatiche russe hanno inoltre riferito che la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, rilascerà a breve una dichiarazione ufficiale sugli sviluppi legati alle esplosioni e al contesto internazionale in cui si inseriscono.

ATTENZIONE DELL’ITALIA E UNITÀ DI CRISI ATTIVA
In Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di seguire con attenzione l’evoluzione della situazione attraverso la rappresentanza diplomatica italiana a Caracas, con particolare riguardo alla comunità italiana residente nel Paese.
È stato inoltre riferito che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata sugli sviluppi, mentre l’Unità di Crisi della Farnesina è stata attivata per monitorare la situazione e garantire assistenza ai connazionali, se necessario.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE E LE TENSIONI CON GLI STATI UNITI
Gli eventi si verificano in un contesto già segnato da crescenti tensioni regionali. Nelle settimane precedenti, le forze armate statunitensi hanno dichiarato di aver colpito presunte imbarcazioni coinvolte nel contrabbando di droga nelle acque caraibiche.
In precedenza, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva accennato pubblicamente alla possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela, alimentando preoccupazioni su un possibile innalzamento del livello di confronto.
LA POSIZIONE DEL VENEZUELA SULL’IRAN
In questo quadro di instabilità, il governo del Venezuela ha diffuso una presa di posizione anche sul fronte mediorientale. A seguito dell’ampliarsi delle proteste nazionali del 1404 in Iran, Caracas ha denunciato tentativi di destabilizzazione della Repubblica Islamica attraverso l’uso delle piattaforme digitali e l’alimentazione delle tensioni interne.
Secondo il governo venezuelano, tali azioni si inseriscono in una strategia più ampia basata su sanzioni e misure coercitive unilaterali, già applicate contro diversi Paesi non allineati.
Esprimendo una “profonda preoccupazione” per quelle che ha definito le “recenti narrazioni conflittuali del governo degli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran”, il Venezuela ha dichiarato la propria ferma solidarietà al popolo e al governo iraniano, chiedendo la cessazione immediata delle interferenze esterne.
Secondo Caracas, l’unica via verso una stabilità duratura è rappresentata da un dialogo sovrano e da una diplomazia priva di ingerenze straniere.
LA RISPOSTA ALLE DICHIARAZIONI DI WASHINGTON
La dichiarazione venezuelana è arrivata dopo l’avvertimento lanciato venerdì da Donald Trump ai funzionari della Repubblica Islamica in merito alla gestione delle proteste. In risposta, il governo di Caracas ha affermato:
«Riteniamo che l’uso di un linguaggio di minaccia si discosti dai principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite. Tali dichiarazioni rappresentano un pericolo per la pace internazionale e rendono più difficili soluzioni basate sul rispetto reciproco».
Le esplosioni a Caracas, l’attivazione delle strutture di crisi italiane e la presa di posizione del Venezuela a sostegno dell’Iran contribuiscono a delineare uno scenario internazionale altamente instabile, in cui crisi interne e tensioni geopolitiche globali risultano sempre più intrecciate.
In assenza di chiarimenti ufficiali sulle cause delle esplosioni, la situazione resta in evoluzione e sotto stretta osservazione diplomatica internazionale.
*L’autrice e’ presidente della associazione ERIDANUS e vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
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