Attacchi a commissariati, sedi dei Basij e incendi ad Ahvaz. Israele segue con attenzione l’evolversi della crisi
di Chiara Cavalieri*
TEHERAN- «Tutti gli occhi sono puntati sull’Iran». Con questa frase, pubblicata sulla propria pagina ufficiale su X, il Ministero degli Affari Esteri israeliano ha richiamato l’attenzione internazionale sul rapido deterioramento della situazione interna iraniana.
Secondo le informazioni disponibili, le tensioni stanno aumentando in diverse città del Paese, con manifestazioni sempre più violente e scontri diretti con le forze di sicurezza.
Assalti a polizia e milizia Basij
Fonti locali riferiscono che manifestanti hanno attaccato diversi commissariati di polizia e uffici della milizia Basij, una delle principali forze paramilitari del regime.
Nel corso degli scontri si registrano i primi feriti tra le forze di sicurezza, segnale di un’escalation che va oltre la protesta simbolica.
Ahvaz in fiamme: colpiti edifici governativi
Particolarmente grave la situazione ad Ahvaz, capitale della provincia del Khuzestan, area strategica e storicamente sensibile. Qui sarebbero stati incendiati la residenza del governatore e un edificio amministrativo, un atto che rappresenta una sfida diretta all’autorità statale.
Il Khuzestan, regione ricca di risorse energetiche e abitata da una popolazione etnicamente composita, è da tempo uno dei punti più delicati per la stabilità interna della Repubblica Islamica.
Le immagini dalle città iraniane
Video circolati nelle ultime ore mostrano scene di forte tensione al tramonto e durante la notte nelle città di:
- Hamedan e Asadabad (provincia di Hamedan)
- Isfahan e Valfajr (provincia di Isfahan)
Le immagini documentano incendi, strade bloccate e un clima di insicurezza diffusa, confermando che le proteste non sono circoscritte a un’unica area ma si estendono a più regioni del Paese.
L’attenzione di Israele e il contesto regionale
Il messaggio del Ministero degli Esteri israeliano non è casuale. Israele osserva con estrema attenzione ogni segnale di instabilità interna in Iran, considerato il principale avversario strategico nella regione.
Un eventuale indebolimento del controllo interno di Teheran potrebbe avere ripercussioni dirette sugli equilibri mediorientali, dal Libano allo Yemen, fino al Golfo.
Scenario aperto
Al momento non è chiaro se le proteste possano trasformarsi in un movimento più ampio o se le autorità riusciranno a contenerle con la forza. Ciò che appare evidente è che la situazione resta fluida e altamente instabile, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione.
*L’autrice e’ presidente della associazione italo egiziana ERODANUS e vice presidente del centro studi UCOI- UCOIM.
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