Pechino diffonde un video di propaganda durante le esercitazioni “Missione Giustizia 2025”, mentre cresce l’allarme strategico nel Pacifico
di Chiara Cavalieri*
PECHINO- Un video di propaganda diffuso dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha riacceso l’attenzione internazionale sul dossier Taiwan, mostrando una simulazione di attacco automatizzato all’isola nel contesto delle esercitazioni militari in corso attorno allo Stretto.
Le immagini, chiaramente costruite con finalità dimostrative e psicologiche, ritraggono sciami di droni, cani robotici, sistemi terrestri autonomi e soldati dotati di equipaggiamenti avanzati che avanzano verso Taiwan in uno scenario di guerra ad alta tecnologia. Il messaggio è diretto: Pechino intende presentarsi come potenza capace di condurre conflitti complessi, integrati e automatizzati, riducendo al minimo il coinvolgimento umano diretto.
“Missione Giustizia 2025”: una prova di forza multilivello
Il video si inserisce nel quadro delle esercitazioni militari su larga scala denominate “Missione Giustizia 2025”, attualmente in corso in diverse aree attorno all’isola di Taiwan. Le manovre coinvolgono forze terrestri, marina, aviazione e forze missilistiche, con l’obiettivo dichiarato di testare capacità di coordinamento interforze, blocco navale, interdizione aerea e risposta rapida a scenari di crisi.
Dal punto di vista politico-strategico, le esercitazioni rappresentano un chiaro segnale di deterrenza rivolto non solo a Taipei, ma anche agli Stati Uniti e ai loro alleati regionali. La Cina ribadisce così la propria linea: Taiwan è considerata una questione interna e non negoziabile.
Droni e guerra automatizzata: la lezione ucraina
La guerra in Ucraina ha segnato una svolta epocale nel modo di concepire i conflitti armati. L’uso massiccio di droni, sistemi autonomi e armi a basso costo ma ad alta efficacia ha dimostrato come la tecnologia possa compensare, almeno in parte, le asimmetrie tradizionali.
In questo contesto, numerosi analisti sottolineano come la Cina abbia investito con largo anticipo nella robotizzazione del campo di battaglia. La sua capacità industriale, unita a un controllo statale diretto delle filiere produttive, consente a Pechino di produrre droni e sistemi automatizzati su scala enormemente superiore rispetto all’Occidente.
Secondo questa lettura, la superiorità cinese non risiederebbe solo nel livello tecnologico, ma soprattutto nella capacità di saturazione: produrre, sostituire e schierare rapidamente migliaia di sistemi in un conflitto prolungato.
Deterrenza, nucleare e equilibrio globale
Nel dibattito strategico più radicale, vi è chi sostiene che alla Cina basterebbe incrementare le proprie scorte di droni e rafforzare ulteriormente l’arsenale nucleare per dissuadere l’Occidente dal ricorrere all’opzione atomica in caso di sconfitta convenzionale.
Queste valutazioni, tuttavia, restano oggetto di forte controversia. La deterrenza nucleare continua a basarsi su equilibri complessi e su una catena di decisioni politiche che nessun attore può controllare pienamente. Ridurre il confronto sino-americano a un mero calcolo di superiorità industriale rischia di semplificare eccessivamente uno scenario che coinvolge alleanze, economia globale e stabilità regionale.
Gli Stati Uniti tra Ucraina e Indo-Pacifico
Il tema della capacità americana di sostenere più teatri di crisi simultaneamente è ormai centrale nel dibattito strategico. Il conflitto ucraino ha assorbito risorse politiche, militari e industriali significative, alimentando il timore che Washington possa trovarsi impreparata a un’escalation nel Pacifico.
Le critiche alla leadership statunitense, incluse quelle rivolte al presidente Donald Trump per le sue posizioni ambigue sull’Ucraina e sugli alleati, riflettono una percezione di incertezza più ampia: quella di un’America chiamata a ridefinire le proprie priorità strategiche in un mondo sempre più multipolare.
Taiwan come epicentro del confronto globale
Il video cinese non è solo propaganda militare: è uno strumento di comunicazione strategica. Serve a intimidire, a testare le reazioni internazionali e a normalizzare l’idea che un’operazione contro Taiwan possa essere tecnologicamente “gestibile”.
Ma Taiwan resta molto più di un obiettivo militare. È un nodo centrale dell’economia globale, della produzione di semiconduttori e dell’equilibrio di potere in Asia-Pacifico. Qualsiasi escalation avrebbe conseguenze sistemiche, ben oltre il teatro regionale.
In questo scenario, la guerra del futuro non è solo fatta di droni e robot, ma di percezioni, deterrenza e decisioni politiche che potrebbero segnare il destino dell’ordine internazionale.
*L’autrice e’ presidente della associazione italo egiziana Eridanus e vice presidente del Centro Studi UCOI- UCOIM.
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