Tensione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sul controllo dell’Hadhramaut
di Chiara Cavalieri*
RIYADH- L’Arabia Saudita ha annunciato l’avvio di una operazione militare in Yemen in seguito al controllo del porto strategico di Mukalla, nella provincia orientale di Hadhramaut, da parte delle forze del Consiglio di transizione meridionale (STC), sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. La mossa segna un nuovo e delicato punto di frizione all’interno della stessa coalizione araba, formalmente alleata contro gli Houthi, ma sempre più divisa sugli assetti futuri del Paese.
Evacuazione dei civili e avvertimento militare
In una prima dichiarazione ufficiale, Riyadh ha invitato i civili presenti nel porto di Mukalla a evacuare l’area, definendo la misura necessaria per garantire la loro sicurezza prima dell’inizio delle operazioni militari previste. Un messaggio chiaro, che lascia intendere la determinazione saudita a impedire un cambiamento unilaterale degli equilibri territoriali nell’Hadhramaut.
La coalizione ha inoltre avvertito che risponderà a qualsiasi azione militare intrapresa dal Consiglio di transizione meridionale nella regione, considerata strategica non solo dal punto di vista militare, ma anche energetico e commerciale.
Le navi da Fujairah e l’accusa di traffico d’armi
Secondo quanto riferito dalla coalizione guidata da Riyadh, due navi provenienti da Fujairah sarebbero entrate nel porto di Mukalla senza autorizzazione, scaricando una ingente quantità di armi e attrezzature militari destinate alle forze del STC. Un’accusa particolarmente sensibile, perché coinvolge indirettamente un porto emiratino e rafforza il sospetto di un sostegno logistico diretto degli Emirati Arabi Uniti alle ambizioni separatiste del Consiglio di transizione meridionale.
Attacchi aerei “limitati” e diritto internazionale
La coalizione saudita ha confermato di aver condotto attacchi aerei mirati contro le armi e le attrezzature militari scaricate nel porto. Un portavoce ha sottolineato che l’operazione è stata eseguita nel rispetto del diritto internazionale umanitario, precisando che non si sono registrati danni collaterali né vittime civili.
In una successiva dichiarazione, Riyadh ha definito l’azione come un attacco limitato contro una “spedizione di armi non autorizzata”, ribadendo che l’obiettivo era esclusivamente militare e volto a prevenire un’escalation incontrollata nella regione.
Hadhramaut, il vero nodo della crisi yemenita
La crisi di Mukalla riporta al centro il ruolo cruciale dell’Hadhramaut, una delle regioni più estese e ricche dello Yemen, affacciata sull’Oceano Indiano e fondamentale per le rotte marittime. Il controllo del porto rappresenta non solo un vantaggio tattico, ma anche una leva politica decisiva nel futuro assetto del Paese.
Lo scontro tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, finora contenuto sul piano diplomatico, rischia ora di emergere apertamente sul terreno, rivelando le divergenze strategiche tra chi sostiene l’unità yemenita sotto un governo centrale e chi, come Abu Dhabi, appare più incline a sostenere entità locali e progetti autonomisti nel sud.
Uno Yemen sempre più frammentato
L’episodio di Mukalla dimostra come il conflitto yemenita non sia più soltanto una guerra contro gli Houthi, ma un mosaico di conflitti interni, rivalità regionali e interessi geopolitici divergenti. La nuova operazione saudita rischia di aprire una fase ancora più complessa, in cui le alleanze diventano fluide e i confini tra amici e avversari sempre più sfumati.
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