TEL AVIV- A più di due anni dagli eventi del 7 ottobre 2023, emergono nuovi dettagli su avvertimenti preventivi trasmessi dall’Egitto a Israele nelle settimane immediatamente precedenti l’attacco di Hamas. A riportarli sono fonti ebraiche, in particolare il quotidiano Israel Hayom, che ricostruisce una serie di contatti diplomatici e di intelligence rimasti a lungo ai margini del dibattito pubblico.
Secondo quanto riferito, due settimane prima del 7 ottobre, un aereo egiziano sarebbe atterrato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con il compito di trasportare un messaggio diretto di allerta alle autorità israeliane circa sviluppi imminenti e pericolosi sul fronte palestinese.
L’incontro al Ministero degli Esteri israeliano
Una fonte egiziana di alto livello ha dichiarato a Israel Hayom che una delegazione egiziana era giunta in Israele due settimane prima del 7 ottobre per incontrare funzionari del Ministero degli Esteri israeliano e avvertire che “la situazione a Gaza è esplosiva”.
“Avevamo detto che tutto poteva esplodere”, ha spiegato la fonte, aggiungendo che l’Egitto aveva informato i propri interlocutori israeliani che la situazione a Gaza e in Cisgiordania era estremamente delicata e poteva rapidamente degenerare in una violenta escalation.
07 October 2025, Israel, Re’im: A woman is wears the Israeli flag at the Nova festival site in Re’im during a ceremony to commemorate the 2 year anniversary of the 7th of October Hamas led attack. Photo: Ilia Yefimovich/dpa (Photo by Ilia Yefimovich/picture alliance via Getty Images)
Israele concentrato sulle tensioni interne
Secondo il quotidiano, in quel periodo le principali preoccupazioni di Israele non erano legate alla sicurezza esterna, ma alle divisioni interne. In particolare:
la crisi politica relativa alla riforma del sistema giudiziario;
le polemiche sullo svolgimento di preghiere con segregazione di genere in piazza Dizengoff, a Tel Aviv.
Questo clima avrebbe contribuito a distogliere l’attenzione dalle valutazioni di sicurezza. La fonte egiziana ha riferito che, durante gli incontri, agli emissari del Cairo sarebbe stato risposto che “va tutto bene” e che Israele era convinto di essere vicino a un accordo capace di mantenere la stabilità.
La conferma ufficiale dei contatti
Fonti del Ministero degli Esteri israeliano hanno successivamente confermato al giornale che l’incontro con la delegazione egiziana si è effettivamente svolto, pur senza indicarne la data precisa. Le stesse fonti hanno ammesso che messaggi egiziani erano giunti al ministero prima del 7 ottobre, indicando che “la situazione con i palestinesi era molto delicata ed esplosiva”.
Altre fonti, interne ed esterne al ministero, hanno sottolineato che gli egiziani non sono stati affatto silenziosi, ma hanno tentato ripetutamente di trasmettere i loro messaggi, basandosi su una profonda comprensione della realtà di Gaza, che in quei momenti appariva persino più accurata di quella israeliana.
Avvertimenti ripetuti e ignorati
Secondo le stesse fonti, l’Egitto ha ripetutamente messo in guardia il Ministero degli Esteri israeliano sul fatto che la situazione con i palestinesi in generale, e con Gaza in particolare, era esplosiva, insistendo sulla necessità di sforzi concreti per risolvere la crisi, non solo per gestire il conflitto.
Displaced Palestinians walk through floodwaters near their tents following heavy rains in Gaza City, on December 27, 2025. (Photo by Majdi Fathi/NurPhoto via Getty Images)
La fonte ha aggiunto che questi messaggi sono stati trasmessi prima del 7 ottobre e che, quando arrivano informazioni di questo livello, vengono immediatamente segnalate alle autorità superiori, sia interne sia esterne al ministero, inclusi gli uffici del Primo Ministro.
Il volo dell’intelligence del 26 settembre 2023
Un dettaglio particolarmente sensibile riguarda quanto avvenuto il 26 settembre 2023, quando un aereo collegato all’intelligence egiziana è atterrato in una zona isolata dell’aeroporto Ben Gurion, rimanendo sulla pista per un breve periodo prima di decollare nuovamente verso il Cairo.
Fonti a conoscenza dei protocolli delle operazioni speciali ritengono che, durante quella breve sosta, si sia svolto un incontro urgente a bordo del velivolo. Nello stesso momento, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale israeliano Tzachi Hanegbi, responsabile delle comunicazioni costanti con il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel, risultava assente da una cerimonia ufficiale.
“Qualcosa di grosso”
Due fonti politiche israeliane hanno confermato che una fonte egiziana ha trasmesso un avvertimento specifico anche al Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, parlando apertamente di “qualcosa di grosso” che si stava preparando e che si stava avvicinando.
Secondo queste fonti, una fonte egiziana di alto rango avrebbe avvertito di una catastrofe imminente, sottolineando che segnali di tale portata non possono rimanere confinati ai livelli inferiori, ma vengono normalmente portati ai massimi vertici decisionali.
La conferma ufficiale da Washington
A rafforzare ulteriormente questo quadro è arrivata una conferma ufficiale dagli Stati Uniti. L’11 ottobre 2023, Michael McCaul, allora presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti e figura centrale nel sistema di sicurezza di Washington, ha dichiarato pubblicamente che l’Egitto aveva avvisato Israele prima del 7 ottobre.
Michael McCaul, allora presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti.
Nel corso di un’intervista, McCaul ha affermato: «Sappiamo che l’Egitto aveva avvertito Israele tre giorni prima che l’attacco di Hamas avesse luogo», aggiungendo che l’allarme riguardava un’azione significativa e imminente.
Una dichiarazione che ha dato peso istituzionale internazionale agli avvertimenti egiziani e ha confermato che le informazioni circolavano attraverso canali ufficiali di sicurezza, non come semplici voci informali.
Un allarme che non poteva restare inascoltato
Fonti a conoscenza dei meccanismi decisionali israeliani hanno sottolineato che è inconcepibile che informazioni di tale delicatezza, provenienti dall’Egitto e confermate da Washington, non siano arrivate sulla scrivania del Primo Ministro.
Messaggi di questo tipo, spiegano, non restano mai bloccati nei livelli intermedi, ma vengono trasmessi ai vertici politici e militari responsabili delle decisioni strategiche.
Le rivelazioni oggi disponibili delineano un quadro sempre più chiaro: l’Egitto aveva lanciato avvertimenti ripetuti, precisi e documentati nelle settimane precedenti il 7 ottobre 2023. Avvertimenti che parlavano di un’esplosione imminente, di “qualcosa di grosso” in preparazione, e che sono stati successivamente confermati ufficialmente dagli Stati Uniti.
Alla luce di questi elementi, il 7 ottobre appare sempre meno come un evento totalmente imprevedibile e sempre più come il risultato di una grave sottovalutazione politica e strategica di segnali che c’erano, erano chiari e provenivano da interlocutori di primo piano.
*L’autrice e’ presidente della associazione italo egiziana Eridanus e vice presidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
Chiara Cavalieri è Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus, che promuove la cooperazione culturale e il dialogo tra Italia ed Egitto. È Vicepresidente del Centro Studi dell’Unione dei Consoli Onorari Stranieri in Italia (UCOI) e dell’Unione dei Consoli Onorari Italiani nel Mondo (UCOIM), impegnata in attività istituzionali, incontri alla Farnesina e progetti di diplomazia culturale. Analista geopolitica e collaboratrice di Anubi Magazine, Egitto-Ora, Report Difesa e La Voce del Parlamento, ha seguito corsi con STAM Strategic & Partners Group Ltd e l’Istituto Studi Islamici Al Mustafà. Nominata International Witness dal Museo Archeologico di Sharm el-Sheikh nel 2022, è autrice della prefazione di Culture in Movimento e del libro in uscita Artisti Egiziani – Opera, Musica Classica e Balletto.