L’analisi del generale egiziano Samir Farag svela le motivazioni strategiche di Tel Aviv e i rischi per la sicurezza dell’Egitto e della Somalia
di Chiara Cavalieri*
IL CAIRO- Il riconoscimento del cosiddetto Somaliland da parte di Israele non è un atto simbolico né diplomatico, ma una mossa strategica legata al controllo delle rotte marittime vitali del Mar Rosso. A sostenerlo è il Maggiore Generale Samir Farag, esperto militare e strategico egiziano ed ex direttore del Dipartimento per gli Affari Morali dell’Esercito egiziano.

Secondo Farag, Israele ha compreso che la difesa aerea di Eilat non è più sufficiente a garantire la sicurezza delle proprie linee di rifornimento, soprattutto alla luce delle recenti crisi regionali che hanno colpito lo Stretto di Bab al-Mandab, uno dei choke point marittimi più sensibili al mondo.
Bab al-Mandab: lo “strangolamento” di Israele ieri e oggi
Farag ricorda come Israele sia stato “strangolato” due volte attraverso Bab al-Mandab:
- Durante la Guerra dell’Ottobre del 1973, quando l’Egitto bloccò il passaggio di navi israeliane o dirette verso Israele;
- Con l’intervento degli Houthi nello Yemen, che in solidarietà con Gaza hanno nuovamente impedito il transito di navi israeliane o cariche di merci destinate a Israele.
Questi precedenti storici hanno spinto Tel Aviv a cercare una soluzione strutturale e duratura per proteggere i propri interessi marittimi, individuata nel Somaliland, territorio non riconosciuto internazionalmente ma strategicamente posizionato.
Il Somaliland come avamposto strategico
Secondo l’analisi di Farag, Israele sarebbe intenzionato a fornire supporto economico e militare al Somaliland per rafforzarne la posizione e ottenere in cambio un punto d’appoggio permanente vicino a Gibuti e all’ingresso di Bab al-Mandab.

L’obiettivo principale non sarebbe solo la sicurezza marittima, ma anche il controllo indiretto di una rotta che incide direttamente sul Canale di Suez, arteria vitale per l’economia egiziana e per il commercio globale.
Gaza, deportazioni e accordi di pace a rischio
Il generale egiziano collega questa decisione anche alla volontà del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di sabotare la seconda fase dell’accordo di pace su Gaza. In questo contesto, il Somaliland verrebbe visto come possibile destinazione per la deportazione dei palestinesi di Gaza, ipotesi che l’Egitto ha già definito una “linea rossa” invalicabile.
Secondo Farag, il riconoscimento del Somaliland rappresenterebbe dunque una doppia minaccia: geopolitica e umanitaria.
Una minaccia diretta alla sicurezza nazionale egiziana
La presenza israeliana nel Somaliland, afferma Farag, metterebbe seriamente a rischio:
- la sicurezza nazionale dell’Egitto;
- la sicurezza economica, legata al traffico del Canale di Suez;
- l’equilibrio regionale nel Corno d’Africa.
Per questo motivo, nei prossimi giorni sarebbero attese iniziative concrete per impedire sia l’insediamento israeliano nell’area sia qualsiasi progetto di sfollamento dei palestinesi.
Il ruolo dell’Unione Africana e la posizione del Cairo
Farag sottolinea che il Somaliland non è riconosciuto da alcuno Stato al mondo, ad eccezione dell’Etiopia, che punta a ottenere uno sbocco marittimo attraverso il porto di Berbera. Tuttavia, anche Addis Abeba avrebbe subordinato il proprio riconoscimento a un accordo formale.
L’esperto conferma che l’Egitto dispiegherà forze militari in Somalia nel gennaio 2026, sotto l’egida dell’Unione Africana, esclusivamente per garantire sicurezza e stabilità e non per scopi bellici. Il Cairo, membro attivo dell’organizzazione, non accetterà alcuna violazione della sovranità somala.
Rifiuto regionale e crisi diplomatica
Il riconoscimento israeliano del Somaliland è stato duramente respinto da Egitto, Turchia, Gibuti e Somalia, oltre che dal Consiglio di Cooperazione del Golfo e dalla Lega Araba.
Anche il governo somalo di Mogadiscio ha condannato la decisione come un attacco diretto alla sovranità nazionale, ricevendo il sostegno di numerosi Paesi africani e arabi, tra cui Kenya, Tanzania, Uganda e Qatar.
Netanyahu, Accordi di Abramo e reazioni internazionali
Venerdì, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato ufficialmente la firma di una dichiarazione congiunta di reciproco riconoscimento tra Israele e il presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi, presentandola come coerente con lo spirito degli Accordi di Abramo, promossi dall’ex presidente USA Donald Trump.
Netanyahu ha dichiarato l’intenzione di avviare immediatamente una cooperazione nei settori di agricoltura, sanità, tecnologia ed economia, invitando il presidente del Somaliland a visitare Israele.
Verso una crisi internazionale
La questione è ora approdata alle Nazioni Unite: il Consiglio di Sicurezza terrà una sessione di emergenza lunedì 29 dicembre, su richiesta di diversi Stati, per discutere le conseguenze del riconoscimento israeliano del Somaliland.
Una decisione che rischia di ridefinire gli equilibri nel Mar Rosso, nel Corno d’Africa e nel Mediterraneo orientale, con ripercussioni dirette sulla stabilità regionale e sul commercio globale.
Fonte: al- Osboa
*L’autrice e’ presidente della associazione italo-egiziana Eridanus e vice presidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
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