di Chiara Cavalieri*
TEL AVIV- La riunione d’emergenza della leadership militare israeliana, tenutasi il 2 gennaio 2026, rappresenta un segnale chiaro dell’innalzamento del livello di allerta strategica di Israele di fronte a un quadro regionale in rapido deterioramento. Al centro del confronto: il rischio di un attacco iraniano a sorpresa e le mosse considerate “preoccupanti” della Turchia, soprattutto nel teatro siriano.
LA RIUNIONE: CHI C’ERA E PERCHÉ
L’incontro si è svolto presso una unità operativa della direzione dell’intelligence militare israeliana e ha visto la partecipazione del ministro della Difesa Yisrael Katz, del capo di Stato Maggiore Eyal Zamir e del capo dell’intelligence militare Shlomi Binder. La presenza congiunta dei vertici politico-militari e dell’intelligence indica una valutazione interforze del rischio, non limitata a un singolo scenario operativo.
Durante la visita, Katz e i vertici hanno ispezionato alcune strutture operative, segnale di una verifica diretta della prontezza e dei flussi informativi in una fase di possibile escalation.
ISRAELE E LA MINACCIA IRANIANA: MISSILI, DRONI, TEMPI
Il fulcro della discussione è stato l’Iran. Secondo le valutazioni israeliane, Teheran starebbe accelerando la ricostruzione del proprio arsenale di missili balistici, dopo i danni subiti a seguito di un recente attacco israeliano. L’intelligence ritiene che l’Iran stia testando nuove piattaforme di lancio e nuovi sistemi missilistici, per misurare la prontezza al combattimento.
Le fonti di sicurezza non escludono che l’Iran possa ricorrere a attacchi con missili o droni non tanto per ottenere una vittoria militare, quanto per spostare l’attenzione dalle crescenti pressioni interne – incluse le proteste popolari e le richieste di riforme economiche già annunciate dalle stesse autorità iraniane. In questa lettura, l’escalation esterna diventa strumento di gestione del fronte interno.
IL FATTORE TURCHIA: DA PARTNER AMBIGUO A VARIABILE DI RISCHIO
Un secondo asse di preoccupazione riguarda la Turchia. Le fonti israeliane hanno evidenziato il riavvicinamento tra Iran e Ankara, in particolare sul dossier siriano e sul ruolo regionale. La posizione di Ankara è giudicata più problematica dopo l’adozione di una linea più dura verso Israele, nonostante i precedenti rapporti relativamente funzionali tra il presidente Recep Tayyip Erdoğan e Washington.
Per Israele, la convergenza tattica Iran–Turchia non equivale a un’alleanza strutturale, ma aumenta l’imprevedibilità del teatro siriano, dove interessi e presenze militari si sovrappongono.
IL DOSSIER NUCLEARE: L’AVVERTIMENTO DEL MOSSAD
Nel corso delle valutazioni, il capo del Mossad Roman Goffman ha lanciato un messaggio netto: il programma nucleare iraniano, pur avendo subito danni, non è stato neutralizzato.
Secondo Goffman, “il pericolo nucleare esiste ancora e dobbiamo assicurarci che non veda mai la luce del giorno”. Questa affermazione colloca il dossier nucleare come linea rossa permanente della strategia israeliana.
PREPARARSI A TUTTI GLI SCENARI
Dalla riunione emerge una linea chiara: Israele si prepara a tutti gli scenari, da attacchi indiretti a escalation regionali più ampie. Teheran, dal canto suo, potrebbe utilizzare la tensione con Israele per ricompattare il fronte interno. Ankara resta una variabile critica, capace di incidere sugli equilibri regionali senza schierarsi apertamente.
Il focus della riunione d’emergenza non indica una decisione imminente di guerra, ma segnala un passaggio di fase: dal contenimento prudente alla preparazione attiva, in un triangolo Israele–Iran–Turchia sempre più instabile.
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