Il ministro degli Esteri Badr Abdel-Aty: dialogo con tutte le componenti siriane per evitare interferenze, divisioni e strumentalizzazioni esterne
di Chiara Cavalieri*
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel-Aty ha rivolto una serie di “consigli sinceri” alla leadership siriana, sottolineando la necessità di perseguire stabilità, unità nazionale e integrità territoriale in una fase estremamente delicata per il Paese. Le dichiarazioni sono state rilasciate giovedì nel corso di un’intervista alla televisione egiziana e si inseriscono in una linea diplomatica che il Cairo definisce basata su arabismo, interessi comuni e legami storici.

Abdel-Aty ha chiarito che l’Egitto non interferisce negli affari interni siriani, ma ritiene suo dovere morale e politico offrire un contributo responsabile:
“Auguriamo tutto il meglio alla Siria. Non interferiamo, ma ci assumiamo una responsabilità fondata sull’arabismo, sugli interessi comuni e sulla storia. Eravamo un popolo in due regioni e dobbiamo fare la nostra parte per la stabilità della Siria”.
LA SPECIFICITÀ SIRIANA E IL NODO DELLA PLURALITÀ

Il capo della diplomazia egiziana ha posto l’accento sulla natura profondamente diversa della società siriana rispetto a quella egiziana, sottolineando come la Siria sia caratterizzata da una pluralità di sette, etnie e identità religiose, elemento che richiede un approccio politico inclusivo e prudente.
“La Siria è diversa dall’Egitto: è una società composta da molteplici sette, etnie e razze, mentre l’Egitto è un paese omogeneo”.
Proprio per questo, Abdel-Aty ha consigliato alle autorità siriane di avviare un dialogo strutturato con tutte le componenti della società, al fine di prevenire instabilità, interferenze esterne e minacce all’unità dello Stato.
“DIRITTI USATI PER SCOPI SBAGLIATI”: IL RIFERIMENTO A ISRAELE E AI DRUSI
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il tema della strumentalizzazione dei diritti delle minoranze, definita dal ministro come un esempio di “giustizia usata per scopi sbagliati”.
Abdel-Aty ha citato esplicitamente Israele, che – secondo il ministro – giustificherebbe i propri interventi in Siria con il pretesto della protezione dei drusi:
“Israele rivendica quotidianamente il suo intervento per proteggere i diritti dei drusi. Questo è un diritto usato per scopi sbagliati”.
Secondo la visione egiziana, la responsabilità della tutela delle diverse comunità religiose ed etniche ricade esclusivamente sull’autorità legittima al potere, non su attori esterni. Da qui l’invito esplicito a coinvolgere tutte le componenti siriane – curdi, drusi, alawiti – riconosciute come parte integrante e indivisibile della nazione siriana.
IL MODELLO EGIZIANO: CITTADINANZA OLTRE LE SETTE
Nel delineare una possibile via d’uscita, Abdel-Aty ha invitato la Siria a trarre insegnamento dall’esperienza egiziana, fondata sul principio della cittadinanza come elemento unificante, indipendente dall’appartenenza confessionale o etnica.
Un messaggio che riflette la narrativa ufficiale del Cairo: stabilità e coesione interna come prerequisiti per respingere ingerenze esterne e derive separatiste.
PALESTINA, SUDAN E LIBIA: LE “LINEE ROSSE” DEL CAIRO
Nel corso dell’intervista, il ministro degli Esteri ha esteso il discorso al quadro regionale. Ha definito la questione palestinese come
“la madre di tutte le questioni”,
ribadendo le linee rosse egiziane, tra cui:
- il rifiuto della separazione tra Cisgiordania e Gaza;
- l’opposizione a qualsiasi divisione della Striscia;
- il netto no ai piani di sfollamento forzato, che l’Egitto afferma di aver bloccato nonostante fortissime pressioni internazionali.
Riguardo al Sudan, Abdel-Aty ha avvertito che la sua frammentazione rappresenterebbe una minaccia diretta alla sicurezza nazionale egiziana, così come la perdurante divisione della Libia, entrambi dossier considerati strategici per la stabilità dell’intera regione.
UNA DIPLOMAZIA DI AVVERTIMENTO E CONTENIMENTO
Le parole di Abdel-Aty delineano una diplomazia egiziana che si muove su un doppio binario: non interferenza formale, ma forte indirizzo politico. Il messaggio alla Siria è chiaro: senza inclusione interna, il rischio è quello di offrire pretesti a potenze esterne pronte a sfruttare fratture settarie e identitarie.
In un Medio Oriente sempre più frammentato, il Cairo si propone come attore di stabilizzazione, consapevole che le crisi siriana, palestinese, sudanese e libica sono interconnesse e che ogni frattura irrisolta finisce per ripercuotersi sull’intero equilibrio regionale.
*L’autrice e’ presidente della associazione italo-egiziana ERIDANUS e vice presidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
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