Natale assume forme e significati profondamente diversi a seconda dei contesti culturali, religiosi e storici in cui viene celebrato. Nei Paesi BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – questo non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma un prisma attraverso cui si riflettono identità nazionali complesse, stratificazioni culturali e rapporti spesso ambivalenti con la tradizione occidentale. In questi Paesi, accomunati da un peso geopolitico crescente ma segnati da storie, religioni e culture profondamente differenti, il Natale diventa un osservatorio privilegiato per comprendere come una festa globale venga reinterpretata e adattata.
BRASILE: IL NATALE TRA CATTOLICESIMO, SINCRETISMO E FESTA POPOLARE
In Brasile il Natale è una delle feste più sentite dell’anno, grazie alla forte impronta cattolica lasciata dalla colonizzazione portoghese. Celebrato il 25 dicembre, è preceduto dalla Missa do Galo, la messa di mezzanotte della vigilia, che rappresenta uno dei momenti religiosi più partecipati. Tuttavia, accanto alla dimensione liturgica, il Natale brasiliano è soprattutto una festa familiare e conviviale.
Il clima estivo trasforma radicalmente l’immaginario natalizio europeo: le decorazioni includono palme illuminate, spiagge addobbate e Babbo Natale vestito in abiti leggeri. Il presepe (presépio) resta centrale, spesso più dell’albero di Natale, e viene allestito con grande cura. I pranzi e le cene sono abbondanti: tacchino, riso, farofa, frutta tropicale e dolci tradizionali come il rabanada scandiscono la festa.
Elemento caratteristico è il sincretismo culturale e religioso: nelle regioni dove sono più forti le religioni afro-brasiliane, come il Candomblé, il Natale si intreccia con culti ancestrali, creando una celebrazione che unisce cristianesimo, tradizioni africane e cultura popolare. Il Natale, in Brasile, è quindi una festa inclusiva, gioiosa, fortemente comunitaria.

RUSSIA: IL NATALE ORTODOSSO E IL CAPODANNO
In Russia il Natale non si celebra il 25 dicembre, bensì il 7 gennaio, secondo il calendario giuliano adottato dalla Chiesa ortodossa. Questa differenza cronologica riflette una più profonda distinzione teologica e culturale. Il Natale ortodosso è una festa solenne, preceduta da un lungo periodo di digiuno e preparazione spirituale.
La vigilia, chiamata Sočel’nik, è caratterizzata da una cena rituale composta da piatti magri, tra cui spicca la kutja, una pietanza a base di grano, miele e semi di papavero, simbolo di prosperità e rinascita. La dimensione religiosa è centrale: le liturgie sono lunghe, cariche di simbolismo, e la partecipazione alle funzioni notturne è molto sentita.
Tuttavia, l’eredità sovietica ha profondamente segnato il calendario festivo russo. Durante il periodo comunista il Natale fu marginalizzato, mentre il Capodanno divenne la festa principale, con alberi decorati, scambi di regali e la figura di Ded Moroz (Nonno Gelo), accompagnato dalla nipote Sneguročka. Ancora oggi, per molti russi, il momento culminante delle festività invernali resta il 31 dicembre, mentre il Natale conserva un carattere più spirituale e meno consumistico.

INDIA: UN NATALE DI MINORANZA
In India il Natale è celebrato da una minoranza cristiana che rappresenta circa il 2-3% della popolazione, ma il suo impatto simbolico va oltre i numeri. Il cristianesimo indiano ha radici antiche, soprattutto nel Kerala, dove secondo la tradizione l’apostolo Tommaso avrebbe predicato già nel I secolo.
Il Natale indiano è un esempio di inculturazione religiosa: le celebrazioni cristiane incorporano elementi locali, come l’uso di lampade a olio, ghirlande floreali e canti in lingue regionali. Le chiese vengono addobbate con grande cura e la messa di mezzanotte è il momento più solenne.
Nelle grandi città il Natale ha assunto anche una dimensione laica e commerciale, favorita dalla globalizzazione: alberi, luci e decorazioni compaiono nei centri commerciali, e lo scambio di dolci è una consuetudine diffusa anche tra non cristiani. Piatti tipici come il plum cake o dolci speziati riflettono l’incontro tra tradizione britannica e sapori locali.
Il Natale in India è dunque una festa di convivenza religiosa, in cui una minoranza riesce a rendere visibile la propria identità senza entrare in conflitto con il pluralismo dominante.
CINA: IL NATALE FENOMENO URBANO E COMMERCIALE
In Cina il Natale non è una festività religiosa ufficiale e il cristianesimo rappresenta una minoranza. Tuttavia, soprattutto nelle grandi città, il Natale è diventato un evento culturale e commerciale di grande visibilità. Luci, alberi, vetrine addobbate e musiche natalizie invadono i centri urbani, trasformando il Natale in una celebrazione laica, slegata dal suo significato originario.
Un aspetto curioso è l’uso di scambiarsi mele decorate la vigilia di Natale: il termine cinese per mela (píngguǒ) richiama foneticamente la parola “pace”, rendendo il dono un augurio simbolico. Per i giovani, il Natale è spesso un’occasione romantica o conviviale, più che religiosa.
Le comunità cristiane cinesi celebrano il Natale con liturgie e momenti comunitari, ma in modo discreto. In questo contesto, il Natale diventa un esempio di globalizzazione selettiva, in cui i simboli vengono adottati, svuotati o riplasmati secondo logiche culturali e politiche locali.

SUDAFRICA: IL NATALE ESTIVO TRA CRISTIANESIMO E TRADIZIONI AFRICANE
In Sudafrica il Natale cade in piena estate ed è celebrato il 25 dicembre come festa nazionale. La maggioranza della popolazione si riconosce nel cristianesimo, ma le modalità della celebrazione variano notevolmente a seconda delle comunità etniche e culturali.
Il Natale è spesso una festa all’aperto: picnic, barbecue (braai) e pranzi comunitari sostituiscono le atmosfere invernali europee. I piatti tradizionali includono carni arrosto, insalate fredde e dolci come il malva pudding. La dimensione familiare è centrale, così come il richiamo alla solidarietà e alla condivisione.
In molte comunità africane, il Natale si intreccia con riti ancestrali, danze, canti e celebrazioni collettive che rafforzano il senso di appartenenza. Il cristianesimo sudafricano, spesso di matrice protestante o pentecostale, assume forme espressive vivaci, musicali, profondamente comunitarie.
IL NATALE MULTIPOLARE
Il Natale nei Paesi BRICS mostra come una festa apparentemente universale possa assumere significati profondamente diversi. Dalla solennità ortodossa russa al sincretismo brasiliano, dal pluralismo indiano alla laicizzazione cinese, fino alla convivialità estiva sudafricana, il Natale diventa uno specchio delle società che lo celebrano – o lo reinterpretano.
In un mondo sempre più multipolare, anche le tradizioni globali si frammentano e si ricompongono. Il Natale, nei Paesi BRICS, non è soltanto una festa importata dall’Occidente, ma un campo di negoziazione culturale, identitaria e simbolica. Ed è proprio in questa pluralità di forme e significati che risiede la sua vitalità contemporanea.
