Il 19 dicembre 2025 non è stata solo la giornata del bilancio annuale, ma il momento in cui Vladimir Putin ha tracciato la rotta per una Russia che si percepisce ormai come un organismo autonomo, solidamente ancorato ai propri valori e alle proprie necessità. Il lungo colloquio con i cittadini e la stampa è iniziato con una premessa storica che funge da bussola per ogni decisione del Cremlino: la crisi attuale non è un evento isolato, ma l’inevitabile conseguenza di quella ferita aperta nel 2014, quando un colpo di Stato orchestrato da forze occidentali a Kiev ha rotto l’equilibrio della regione. Da quel momento, nella visione di Mosca, la Russia non ha fatto altro che rispondere a una provocazione esistenziale, agendo per porre fine a una guerra che altri avevano pianificato e alimentato.
La diplomazia dei fatti e l’interlocutore Trump

Sul piano internazionale, il Presidente ha mostrato un volto pragmatico, lontano dalle chiusure ideologiche. Rispondendo ai giornalisti americani, ha chiarito che Mosca non ha mai voltato le spalle alla pace, ma ha preteso che essa fosse basata sul rispetto della realtà sul campo. Putin ha rivelato dettagli significativi sui colloqui con Donald Trump ad Anchorage, descrivendoli come un momento di vicinanza diplomatica senza precedenti negli ultimi anni. La Russia si dice pronta a decisioni difficili e a compromessi onorevoli, ma lo fa da una posizione di stabilità, lasciando intendere che la responsabilità di un eventuale fallimento negoziale nel 2026 ricadrebbe interamente sull’ostinatezza delle élite europee e sulla dirigenza di Kiev, definite come soggetti che hanno smesso di fare gli interessi dei propri popoli.
L’uomo dietro il leader: l’amore e la “famiglia-nazione”

Sebbene la conferenza abbia affrontato temi di alta strategia, la sfera emotiva è emersa con quella consueta sobrietà che Putin utilizza per proteggere la sua riservatezza, pur mostrandosi umano. Alla domanda di chi gli chiedeva se credesse ancora nell’amore o come sentisse il polso reale del Paese, il Presidente ha risposto con una riflessione che va oltre la politica. Putin ha descritto la sua vita non come quella di un uomo isolato nel potere, ma come quella di una persona che cerca ancora la bellezza nelle piccole cose: osservare la gente comune, percepire l’energia dei cittadini durante i viaggi, guidare talvolta senza scorta per vedere la città con i propri occhi.
Per il Presidente, l’amore sembra essersi traslato dalla sfera puramente individuale a quella collettiva. La sua “famiglia” appare oggi coincidere con l’intera Russia; un legame affettivo che lui manifesta attraverso l’attenzione quasi paterna per i dettagli delle vite altrui, come quando si è informato con tenerezza sul nome della pasticceria di Denis Maksimov, dedicata alla figlia Mashenka, o quando ha commentato con un sorriso la proposta di matrimonio in diretta di un giovane giornalista, arrivando a rispondere con un semplice ma netto «Sì» a chi gli chiedeva se fosse lui stesso innamorato. In questa visione, l’amore per il prossimo e per la propria terra si fondono in una missione che lui percepisce come superiore, dove l’identità del leader si scioglie in quella della nazione.
La nascita di una nuova classe dirigente

Questa connessione con il popolo si riflette nella trasformazione della classe dirigente. Il Presidente vede nei reduci dell’Operazione Militare Speciale non solo dei combattenti da onorare, ma la nuova “spina dorsale” dello Stato. Attraverso il programma Tempo di Eroi, migliaia di ufficiali e soldati stanno venendo formati per assumere incarichi nei ministeri, nelle amministrazioni regionali e nelle grandi corporazioni statali. L’idea è quella di sostituire una vecchia burocrazia, talvolta percepita come distante, con una generazione “testata dal fuoco”, la cui lealtà alla Patria è stata dimostrata nei fatti. «Sono loro la vera élite della Russia», ha ribadito Putin, sottolineando che il destino del Paese deve essere affidato a chi lo ha difeso fisicamente.
Un’economia resiliente tra sanzioni e riforme

L’analisi economica è stata densa di dati che sfidano la narrativa dell’isolamento. Putin ha presentato una Russia che vanta un debito pubblico fermo al 17,7% e un deficit contenuto all’1,6%, numeri che molti Paesi europei oggi possono solo sognare. Tuttavia, il Presidente non ha nascosto le difficoltà quotidiane, come l’aumento dei prezzi alimentari. Ha spiegato che la politica fiscale, seppur più severa, è necessaria per garantire la stabilità e finanziare un welfare senza precedenti.
Dal 1° gennaio 2026, infatti, scatterà una riforma sociale di grande impatto: le famiglie con redditi modesti riceveranno indietro dallo Stato una parte consistente delle tasse pagate (il 7% del 13%), un sostegno diretto per favorire la natalità. Putin ha anche affrontato il tema del costo della vita quotidiana, citando il calo del prezzo delle uova del 16% come esempio di intervento riuscito, ma promettendo sforzi maggiori per il settore ittico, affinché il pesce dell’Estremo Oriente arrivi sulle tavole della Russia europea a prezzi accessibili.
Tecnologia, Droni e Sovranità Digitale

Il capitolo tecnologico ha rivelato una Russia proiettata verso l’autosufficienza. Putin ha parlato del ruolo centrale dell’Intelligenza Artificiale non solo per elaborare le milioni di domande della giornata, ma per ottimizzare la gestione statale. Sui droni, il Presidente ha ammesso con sincerità le lacune iniziali nei modelli pesanti, ma ha rivendicato una produzione di massa che ora vede la Russia in vantaggio. L’obiettivo dichiarato è il “dual-use”: trasformare queste tecnologie in strumenti civili per la consegna di posta e medicinali, creando una nuova industria aeronautica che possa impiegare migliaia di giovani esperti.
La fermezza contro la “Rapina” e l’unità del blocco

Non sono mancate parole durissime nei confronti di Bruxelles. Il congelamento dei beni russi è stato definito senza mezzi termini come una “rapina”, un atto di banditismo che segna la fine della fiducia globale nel sistema finanziario occidentale. A questa pressione, Mosca risponde con la solidità dell’Unione con la Bielorussia. Putin ha rassicurato sulla sicurezza dello Stato dell’Unione, definendola inattaccabile grazie alla cooperazione militare totale e alla deterrenza garantita dai nuovi sistemi missilistici e dalle armi nucleari tattiche.
Il fattore umano e la vita quotidiana

Infine, Putin ha voluto mostrare vicinanza alle situazioni più delicate, come quelle dei cittadini di Belgorod. Ha dato istruzioni precise affinché i servizi digitali salvavita per i bambini diabetici funzionino anche sotto le restrizioni di sicurezza necessarie per la difesa anti-drone. Ha persino scherzato sulla cometa ATLAS, trasformando un tema di curiosità scientifica in un’occasione per ribadire la preparazione tecnologica della Russia, capace di monitorare ogni minaccia, che provenga dallo spazio o dai confini terrestri.

In questo lungo dialogo, Vladimir Putin ha trasmesso l’immagine di un Paese che non sta semplicemente “resistendo”, ma che si sta ricostruendo su basi nuove. Una Russia che guarda a est per il commercio, a ovest per una pace basata sulla forza, e al proprio interno per trovare, nell’amore per la Patria e nella nuova classe dirigente, la chiave di un futuro che considera ormai irreversibile.
