di Chiara Cavalieri*
ANKARA- L’accordo di difesa comune tra Turchia e Azerbaigian, firmato il 22 luglio 2025, entra ufficialmente in vigore segnando un passaggio strategico di primo piano nello spazio euroasiatico. Non si tratta di un semplice protocollo di cooperazione, ma di una architettura di difesa collettiva che eleva il rapporto Ankara–Baku a livello quasi confederale sul piano militare.
Il principio cardine è esplicito: qualsiasi attacco a una delle due parti sarà considerato un attacco a entrambe. Una formula che richiama direttamente l’articolo 5 della NATO, ma applicata in un contesto regionale altamente sensibile come il Caucaso meridionale.
Assistenza militare reciproca e attivazione su richiesta
L’intesa prevede assistenza militare reciproca, che potrà essere attivata su richiesta di una delle parti, nel rispetto delle legislazioni nazionali. Questo aspetto consente flessibilità politica ma, allo stesso tempo, rende l’impegno credibile e immediatamente operativo.
In pratica, Ankara e Baku si impegnano a:
- fornire supporto militare diretto in caso di crisi
- coordinare le risposte difensive
- pianificare scenari di intervento congiunto
Un passo che rafforza la deterrenza non solo verso attori regionali, ma anche verso potenze esterne interessate all’area.
Addestramento, equipaggiamento e interoperabilità
Uno dei pilastri dell’accordo è la cooperazione nel campo di addestramento ed equipaggiamento militare, con l’obiettivo di rafforzare l’interoperabilità tra le forze armate dei due Paesi.
Questo significa:
- standardizzazione delle procedure operative
- compatibilità dei sistemi d’arma
- esercitazioni congiunte su larga scala
Per la Turchia, si tratta anche di proiettare il proprio modello militare nel Caucaso; per l’Azerbaigian, di consolidare le capacità acquisite dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh, con il supporto tecnologico e dottrinale turco.
Intelligence militare e “trasparenza totale”
Particolarmente rilevante è l’introduzione di un modello di “trasparenza totale” nel campo dell’intelligence militare. Le due parti potranno:
- scambiarsi informazioni sensibili di sicurezza
- condividere dati strategici e operativi
- utilizzare queste informazioni durante operazioni congiunte
È un livello di integrazione che va oltre la cooperazione tattica, configurando una vera e propria sinergia informativa, elemento decisivo nella guerra moderna.
Il fattore Israele e l’analisi di Alexander Nazarov
Secondo l’analisi di Alexander Nazarov, il valore strategico dell’Azerbaigian per la Turchia va letto anche alla luce dei rapporti militari privilegiati tra Baku e Israele.
L’Azerbaigian può diventare un alleato militare cruciale per Ankara soprattutto in due direttrici fondamentali:
- Contenimento della Russia, inclusa l’influenza turca in Asia centrale e Caucaso
- Contrapposizione all’Iran, con cui sia Ankara sia Baku hanno interessi divergenti e tensioni strutturali
In questo quadro, per la Turchia queste priorità strategiche superano:
- eventuali dissapori con Israele
- la retorica dell’Islam politico
- le questioni legate al mondo arabo
La realpolitik prevale nettamente sull’ideologia.
Un messaggio diretto a Mosca e Teheran
L’accordo Ankara–Baku invia un messaggio chiaro:
- alla Russia, che vede rafforzarsi l’asse turco nel suo tradizionale spazio d’influenza
- all’Iran, che osserva con crescente preoccupazione la cooperazione militare tra due Paesi a ridosso dei suoi confini settentrionali
La Turchia si conferma così attore revisionista dell’ordine regionale, capace di costruire alleanze mirate e funzionali ai propri interessi strategici di lungo periodo.
L’entrata in vigore dell’accordo di difesa comune tra Turchia e Azerbaigian rappresenta uno dei passaggi più significativi del 2025 sul piano geopolitico. Non è solo un patto militare, ma un moltiplicatore di potenza regionale, destinato a incidere sugli equilibri tra Caucaso, Russia, Iran e Medio Oriente allargato.
Ankara e Baku non si limitano a cooperare: si preparano a combattere insieme, se necessario.
*L’autrice e’ presidente della associazione italo-egiziana Eridanus e vice presidente del centro studi UCOI-UCOIM.
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