Ahmed Aboul Gheit rivela i retroscena del rifiuto opposto alla proposta di Amr Moussa. Dietro la questione dell’allargamento della Lega Araba, il confronto tra identità araba, influenza turca e ambizioni regionali iraniane.
Di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- Una significativa testimonianza sugli equilibri diplomatici del Medio Oriente emerge dalle dichiarazioni di Ahmed Aboul Gheit, già ministro degli Esteri egiziano e segretario generale della Lega Araba, rilasciate durante un’intervista al giornalista Ahmed Moussa, nel programma Ala Mas’ouliyati, trasmesso dall’emittente egiziana Sada El Balad.
Secondo Aboul Gheit, l’ex presidente egiziano 𝗛𝗼𝘀𝗻𝗶 𝗠𝘂𝗯𝗮𝗿𝗮𝗸 e l’𝗔𝗿𝗮𝗯𝗶𝗮 𝗦𝗮𝘂𝗱𝗶𝘁𝗮 si opposero alla proposta avanzata da Amr Moussa, allora segretario generale della Lega Araba, di coinvolgere Turchia e Iran in una più ampia struttura di cooperazione regionale.
La motivazione non era soltanto diplomatica, ma profondamente geopolitica: il timore che l’ingresso delle due potenze non arabe nei meccanismi decisionali regionali potesse ridimensionare la centralità degli Stati arabi.
Aboul Gheit ha sottolineato che alla base del rifiuto vi era anche una sostanziale mancanza di fiducia nei confronti di Ankara e Teheran.
Le sue dichiarazioni riportano al centro una questione che attraversa da decenni la politica mediorientale: 𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗿𝗮𝗯𝗼?
𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗔𝗠𝗥 𝗠𝗢𝗨𝗦𝗦𝗔: 𝗨𝗡𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗩𝗜𝗖𝗜𝗡𝗔𝗧𝗢 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗢
Per comprendere la portata della controversia occorre tornare al 2010, quando Amr Moussa cercò di promuovere una revisione dell’architettura diplomatica regionale.
Durante il vertice della Lega Araba a Sirte, in Libia, avanzò l’idea di creare un sistema di cooperazione con gli Stati confinanti con il mondo arabo, coinvolgendo in primo luogo Turchia e Iran.

Il progetto, conosciuto come Lega del vicinato arabo, avrebbe consentito di affrontare attraverso un dialogo strutturato le questioni della sicurezza, della stabilità regionale e delle controversie politiche.
Moussa riteneva che l’esclusione delle maggiori potenze confinanti non impedisse loro di esercitare influenza sul Medio Oriente. Al contrario, rischiava di lasciare agli Stati arabi minori possibilità di orientarne le decisioni.
Era una visione pragmatica: coinvolgere gli interlocutori regionali senza rinunciare all’identità e agli interessi del mondo arabo.
È necessario precisare che il progetto del 2010 non coincideva necessariamente con un’ammissione ordinaria di Iran e Turchia nella Lega Araba. Quest’ultima, fondata nel 1945, è infatti un’organizzazione di Stati arabi.

Foto: Joseph Eid / AFP via Getty Images.
La proposta mirava soprattutto a creare un organismo complementare di cooperazione politica e diplomatica.
𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘 𝗠𝗨𝗕𝗔𝗥𝗔𝗞 𝗘 𝗥𝗜𝗬𝗔𝗗 𝗦𝗜 𝗢𝗣𝗣𝗢𝗦𝗘𝗥𝗢
La posizione di Hosni Mubarak rispondeva a una concezione precisa della sicurezza nazionale egiziana e dell’ordine regionale.
Il Cairo considerava la Lega Araba uno strumento fondamentale per il coordinamento politico tra gli Stati arabi e per la tutela della loro autonomia decisionale.
L’eventuale istituzionalizzazione del ruolo di Ankara e Teheran avrebbe potuto modificare gli equilibri interni del sistema regionale, introducendo due potenze dotate di proprie ambizioni strategiche, capacità militari e reti di influenza.
Per l’Arabia Saudita, la questione iraniana assumeva un significato particolarmente delicato.
La rivalità con Teheran coinvolgeva la sicurezza del Golfo, gli equilibri confessionali, il ruolo delle monarchie arabe e l’influenza iraniana in Iraq, Libano e nei territori palestinesi.
La Turchia, dal canto suo, rappresentava una potenza sunnita non araba, membro della NATO, dotata di un importante peso economico, militare e diplomatico.
Il rifiuto di Mubarak e dell’Arabia Saudita può quindi essere interpretato come la volontà di impedire che un organismo nato per rappresentare gli interessi arabi diventasse un’arena nella quale potenze esterne al mondo arabo potessero esercitare un’influenza determinante.
𝗧𝗨𝗥𝗖𝗛𝗜𝗔 𝗘 𝗜𝗥𝗔𝗡: 𝗗𝗨𝗘 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗡𝗭𝗘, 𝗗𝗨𝗘 𝗩𝗜𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜
Turchia e Iran condividono una caratteristica fondamentale: sono due grandi potenze del Medio Oriente, ma non appartengono al mondo arabo dal punto di vista linguistico e nazionale.
La Turchia repubblicana ha costruito la propria identità politica moderna sull’eredità dello Stato ottomano e sulle trasformazioni introdotte da Mustafa Kemal Atatürk.
Negli ultimi decenni, Ankara ha sviluppato una politica estera sempre più attiva nel Mediterraneo orientale, nel Caucaso, in Siria e nel continente africano.
L’Iran, erede di una tradizione statuale persiana millenaria, ha invece consolidato dopo la rivoluzione del 1979 un sistema politico fondato sulla Repubblica Islamica e su una propria concezione della sicurezza regionale.
La sua influenza si è sviluppata attraverso rapporti politici, militari e religiosi con diversi attori del Medio Oriente.
Per gli Stati arabi, il problema non è mai stato soltanto la differenza culturale o confessionale, ma soprattutto la possibilità che Ankara e Teheran esercitassero un’influenza superiore a quella dei governi arabi su questioni direttamente connesse alla loro sicurezza.
𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗟𝗘𝗠𝗠𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗔 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗔: 𝗜𝗗𝗘𝗡𝗧𝗜𝗧𝗔 𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗚𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘?
La controversia evidenziava due differenti concezioni dell’organizzazione regionale.
La prima, rappresentata dalla prudenza di Mubarak e Riyad, privilegiava la conservazione della Lega Araba come sede autonoma di coordinamento tra Paesi arabi.

La seconda, sostenuta da Amr Moussa, considerava necessario sviluppare strumenti di cooperazione con le potenze confinanti, riconoscendo che le principali crisi regionali non potevano essere affrontate esclusivamente attraverso il dialogo tra Stati arabi.
Entrambe le posizioni rispondevano a problemi reali.
Da una parte, l’esigenza di tutelare l’autonomia politica araba; dall’altra, la necessità di confrontarsi con Paesi che esercitavano già un’influenza diretta sulle crisi mediorientali.
Il nodo fondamentale riguardava la capacità degli Stati arabi di dialogare con le potenze regionali senza compromettere la propria centralità decisionale.
𝗜 𝗥𝗔𝗣𝗣𝗢𝗥𝗧𝗜 𝗧𝗥𝗔 𝗠𝗨𝗕𝗔𝗥𝗔𝗞 𝗘 𝗔𝗠𝗥 𝗠𝗢𝗨𝗦𝗦𝗔
Nel corso della stessa intervista, Aboul Gheit ha ricostruito anche alcuni episodi relativi ai rapporti personali e istituzionali tra Hosni Mubarak e Amr Moussa.
Secondo il suo racconto, il presidente egiziano nutriva una profonda considerazione per il proprio ministro degli Esteri, nonostante divergenze e momenti di tensione.
Aboul Gheit ha ricordato episodi nei quali Moussa avrebbe manifestato apertamente il proprio dissenso, anche davanti al capo dello Stato.
Uno di questi riguardava la questione palestinese e le comunicazioni della segretaria di Stato americana Madeleine Albright.
Moussa avrebbe contestato alcune indicazioni diplomatiche ritenute penalizzanti per la posizione egiziana, provocando un confronto diretto con Mubarak.
La testimonianza restituisce l’immagine di una diplomazia egiziana attraversata da dibattiti interni, nella quale la difesa degli interessi nazionali poteva produrre divergenze anche ai vertici delle istituzioni.
𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗜𝗗𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗔𝗟 𝗗𝗜𝗔𝗟𝗢𝗚𝗢: 𝗜𝗟 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗢 𝗢𝗥𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢𝗥𝗔𝗡𝗘𝗢
Le dichiarazioni di Aboul Gheit acquistano particolare interesse alla luce delle trasformazioni diplomatiche intervenute negli ultimi anni.
I rapporti tra Egitto e Turchia, dopo una lunga fase di tensione seguita agli eventi egiziani del 2013, hanno conosciuto un processo di normalizzazione.
Anche le relazioni tra Arabia Saudita e Iran hanno registrato una svolta con l’accordo annunciato a Pechino nel marzo 2023, che ha previsto il ripristino dei rapporti diplomatici tra i due Paesi.
Questi sviluppi dimostrano che la competizione geopolitica non esclude necessariamente la cooperazione.
Il dialogo diplomatico può diventare uno strumento per contenere le rivalità, gestire le crisi e ridurre il rischio di conflitti.
Tuttavia, la normalizzazione dei rapporti bilaterali non equivale alla creazione di un sistema regionale integrato.
Le differenze strategiche tra Cairo, Riyad, Ankara e Teheran continuano a rappresentare un elemento fondamentale degli equilibri mediorientali.
𝗟𝗔 𝗖𝗘𝗡𝗧𝗥𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗔 𝗡𝗘𝗟 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗘 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘
Il racconto di Ahmed Aboul Gheit non rappresenta soltanto un retroscena della diplomazia egiziana.
Riporta alla luce un interrogativo ancora attuale: quale ruolo devono esercitare gli Stati arabi nella definizione degli equilibri politici e di sicurezza del Medio Oriente?
La proposta di Amr Moussa cercava di costruire una cornice di dialogo che riconoscesse il peso delle grandi potenze confinanti.
La posizione di Mubarak e dell’Arabia Saudita esprimeva invece il timore che tale apertura potesse compromettere l’autonomia decisionale araba.
Oggi, in un Medio Oriente attraversato da nuovi partenariati, rivalità e processi di riavvicinamento diplomatico, quella discussione conserva una notevole rilevanza.
𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜 𝗘 𝗥𝗜𝗙𝗘𝗥𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜
Ahmed Aboul Gheit, intervista al programma Ala Mas’ouliyati, Sada El Balad, novembre 2026.
Masrawy e Al-Shorouk, 2 novembre 2026.
Amr Moussa, intervento al vertice della Lega Araba di Sirte, marzo 2010, documentazione trasmessa alle Nazioni Unite.
Associated Press, marzo 2010, proposta di cooperazione regionale con Iran e Turchia.
Ministero degli Esteri della Repubblica di Türkiye, documentazione sui rapporti con la Lega degli Stati Arabi.
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