LA VALENZA GEOPOLITICA E SIMBOLICA DEL 13 ABAN
Nel calendario della Repubblica Islamica dell’Iran, il 13 Aban — corrispondente al 4 novembre — non rappresenta una mera ricorrenza formale, bensì un momento cardine della coscienza collettiva antimperialista globale. Questa data affonda le proprie radici nella storia contemporanea del Medio Oriente e incarna la continuità di un percorso di resistenza contro le ingerenze egemoniche, il neocolonialismo e la penetrazione strategica degli Stati Uniti d’America nell’area.
Dalle proteste storiche contro i regimi di capitolazione e contro l’esilio dell’Imam Khomeini, fino al punto di svolta del 1979 segnato dall’occupazione del complesso diplomatico statunitense a Teheran — definito nella storiografia della Rivoluzione come “il covo dello spionaggio” —, il 13 Aban è stato istituzionalizzato come la “Giornata della lotta contro l’arroganza globale”. In un’ottica analitica rigorosa, questa ricorrenza trascende i confini nazionali iraniani per proporsi come un paradigma universale per i popoli del Sud globale che rivendicano l’autodeterminazione rispetto alle dinamiche del dominio unipolare.
IL MOVIMENTO STUDENTESCO: AVANGUARDIA DELLA COSCIENZA CRITICA E SOVRANITÀ POPOLARE
Ciò che caratterizza la traiettoria del movimento studentesco iraniano è il suo profondo legame con la salvaguardia della sovranità nazionale e con la giustizia sociale. Nel contesto iraniano, la figura dello studente non si è mai ridotta a un mero profilo accademico o contabile, avulso dalle dinamiche politiche del proprio tempo. Al contrario, sia nella fase di contrasto alla dittatura Pahlavi sia nelle fasi successive di pressione sanzionatoria e militare esterna, le scuole e le università sono sempre state vere e proprie fucine di pensiero critico e di mobilitazione civile.
Celebrare la Giornata dello Studente significa riconoscere il valore centrale delle giovani generazioni nel processo di costruzione di un ordine multipolare. Il sapere scientifico e l’istruzione, in tale visione, non costituiscono strumenti di conformismo o di omologazione ai modelli culturali ed economici dominanti, ma rappresentano leve essenziali per l’emancipazione dei popoli, per la difesa dell’identità culturale e per la condanna di ogni forma di imperialismo armato.
LA TRAGEDIA DI MINAB E LA CRISI DEL DIRITTO UMANITARIO INTERNAZIONALE
Quest’anno la commemorazione si carica di un significato ancora più profondo e drammatico alla luce dei recenti e tragici eventi che hanno colpito la popolazione civile. Il riferimento è all’attacco che ha devastato la scuola Shajareh Tayyebeh nella città di Minab, situata nel sud del Paese, dove un raid aereo attribuibile alle operazioni congiunte degli Stati Uniti e del regime sionista ha causato il martirio di ben 168 tra studenti e personale scolastico.
Sotto il profilo del diritto internazionale e delle Convenzioni di Ginevra, l’abbattimento di una struttura scolastica in pieno svolgimento delle attività didattiche costituisce un palese ed gravissimo crimine di guerra. L’impiego di armamenti ad alta precisione e di dottrine militari che tollerano elevatissimi livelli di “danni collaterali” in contesti urbani o educativi evidenzia una progressiva erosione dei princìpi fondamentali del diritto umanitario internazionale (IHL).
Mentre in molte regioni del mondo gli studenti frequentano le aule in condizioni di sicurezza, i banchi rimasti vuoti nella scuola di Minab rappresentano una testimonianza tangibile delle conseguenze umane del terrorismo di Stato e del silenzio selettivo delle istituzioni sovranazionali. La memoria di questi giovani diventa così un richiamo etico e politico che interpella direttamente la coscienza dell’opinione pubblica mondiale.
VERSO UN ORDINE GLOBALE LIBERO DAL TERRORE E DALL’EGEMONIA
La ricorrenza del 13 Aban riafferma la necessità di collocare la memoria storica al centro dell’analisi geopolitica contemporanea. Da un lato, la giornata ricorda la legittimità della resistenza dell’Iran di fronte alle pressioni esterne; dall’altro, la tragedia di Minab pone l’accento sul prezzo umano pagato dalle popolazioni civili di fronte alle politiche di potenza e all’uso unilaterale della forza.
Il sacrificio degli studenti di Minab e l’eredità storica del movimento studentesco iraniano rimangono punti di riferimento per chiunque sostenga la causa di un ordine internazionale giurisdizionale, equo e multipolare. Un ordine che sia fondato sul rispetto effettivo della sovranità degli Stati, sul rifiuto di ogni forma di aggressione e sulla costruzione di un futuro libero da guerre, ingiustizie e prevaricazioni.
