Roberto Roggero – Donald il “biondone” ha ancora una volta fatto una delle sue sparate, prontamente smentita dai vertici di Teheran.
Questi i fatti: pausa di cinque giorni negli attacchi americani contro le infrastrutture energetiche iraniane dopo due giorni di colloqui “positivi e produttivi”. La sospensione, ha precisato Donald, resterà valida solo in caso di progressi nelle discussioni in corso, cominciate due giorni fa. I media iraniani hanno pubblicato la notizia secondo cui non ci sarebbero state comunicazioni dirette o indirette fra Teheran e Washington.
A rigor di cronaca, due giorni fa gli attacchi erano ancora in corso, quindi riesce strano credere che mentre sull’Iran piovevano bombe e missili, il governo iraniano si sia seduto a un tavolo.
Secondo quanto dichiarato, le discussioni tra Washington e Teheran avrebbero riguardato “una completa e totale risoluzione delle ostilità nel Medio Oriente”. Il “biondo” ha spiegato che, alla luce degli scambi, ha ordinato al Dipartimento della Guerra di sospendere le operazioni pianificate. La pausa non è comunque definitiva: resterà in vigore fatto salvo il successo degli incontri e delle discussioni in corso, che proseguiranno per tutta la settimana.
L’agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte, ha però negato che i colloqui abbiano avuto luogo. Secondo Teheran, Donald ha fatto marcia indietro sull’idea di colpire le centrali elettriche iraniane dopo che l’Iran aveva minacciato di colpire a sua volta le centrali elettriche in tutto il Medio Oriente. Nonostante la smentita iraniana, Trump è tornato a parlare della possibilità di mettere fine al conflitto: “L’Iran vuole un accordo e un’intesa potrebbe esserci in cinque giorni o meno”.

Che cosa si può dedurre da tutto questo? La realtà, come ormai accade sovente, smentisce le dichiarazioni del “biondone”, che non è riuscito a distruggere l’Iran come aveva affermato di voler fare, e adesso il terreno gli brucia sotto i piedi. È molto più probabile che siano stati Steve Witkoff e Jared Kushner a rivolgere a Teheran una proposta di sospensione degli attacchi, bisogna stare attenti che non sia un pretesto per guadagnare tempo e riprendere le ostilità. Non sarebbe la prima volta che Washington si comporta in questo modo.
Ma i dubbi riguardano un altro settore fondamentale: pochi minuti dopo la dichiarazione del “biondo” Donald, gli indici delle Borse relative alle quotazioni energetiche e petrolifere, hanno subito una impennata di circa 240 punti, con una capitalizzazione di oltre tre trilioni di dollari sui mercati americani.
Circa mezz’ora dopo, la smentita delle autorità iraniane in merito alle trattative e ai colloqui dichiarati dal “biondo”; nessuna possibilità né volontà di trattare con gli aggressori della Repubblica Islamica e, una quarantina di minuti ancora più tardi, gli indici di Borsa sono ridiscesi di 120 punti circa, con una perdita di capitalizzazione di 1 trilione di dollari.
In sostanza, una evidente manovra di alta speculazione finanziaria, perché quando il mercato si impenna e poi cala nuovamente in un tempo così breve (circa un’ora), e con cifre a tal punto sbalorditive, nelle casse del potere economico-finanziario entrano montagne di miliardi. Dal momento che l’impennata e la discesa si sono verificate prevalentemente sul mercato americano, è facile immaginare dove siano finiti questi miliardi. Una delle più grandi operazioni di speculazione della storia, una delle più grandi truffe finanziarie degli ultimi anni sul mercato americano, con una movimentazione di oltre tre trilioni di dollari in pochi minuti, a vantaggio del portafogli degli amici del “biondo” Donald.
Sullo sfondo, la certezza che l’intera manovra del “biondone”, o buona parte di essa, dalla guerra, alle questioni dell’economia interna degli Stati Uniti, e tutto ciò che è successo dopo, è stato un meticoloso calcolo di politica economica e di economia politica (sono due principi differenti) per accumulare una fortuna, sottraendola al fronte degli avversari dell’amministrazione della Casa Bianca, o forse sarebbe meglio dire, della “Casa Banca”.

Non pochi analisti sono convinti che lo stesso “biondone” sia stato un elemento determinante di questa colossale manovra, con i fine ultimo di incamerare miliardi tramite questa speculazione.
Un altro scenario, ipotizzabile anche se ben poco probabile, potrebbe invece ammettere che in effetti potrebbero essere avvenute delle trattative, ma Teheran potrebbe negare il tutto, sia perché la natura di questo eventuali colloqui è estremamente segreta, sia perché confermare un annuncio del genere contrasterebbe totalmente con la strategia iraniana, e con il progetto di rispondere all’aggressore ributtandolo ben lontano dai confini nazionali. Più volte le autorità iraniane hanno dichiarato che non ci sarà alcuna trattativa, che Stati Uniti e Israele riceveranno la più decisa e determinata lezione della loro pur breve storia, perché hanno commesso un crimine imperdonabile, calpestato ogni diritto internazionale, la sovranità nazionale, hanno ucciso migliaia di cittadini iraniani innocenti (si parla di oltre 6000 vittime), ed è necessaria un’azione di giustizia.
L’Iran ha dimostrato, e sta dimostrando di poter incassare e rispondere con potenza sempre maggiore, e non ha intenzione di abbassare la guardia. Gli Stati Uniti hanno dimostrato in più occasioni di non rispettare gli accordi, e se anche questa volta, se fossero avvenuti i colloqui, dovessero tornare all’attacco approfittando della pausa, Teheran deve essere pronta, per non ricevere un colpo dal quale sarebbe obiettivamente difficile riprendersi.
Inoltre, attualmente l’Iran, checché ne dica il “biondo” Donald, sta prevalendo in questo conflitto, ed è questo che fa supporre una richiesta di trattativa non certo da parte di Teheran. L’Iran sta continuando a commerciare il proprio petrolio, oltretutto favorito dalla sospensione delle sanzioni applicate proprio da Washington fin dal 1996, ed è un altro elemento che fa pensare sul chi stia eventualmente cedendo terreno. Le vendite di greggio iraniano sono già aumentate del 40% e probabilmente aumenteranno ancora, gli Stati Uniti stanno mostrando profonde difficoltà nel voler pilotare una guerra a migliaia di chilometri dalla madrepatria.
In base a questo scenario, è ipotizzabile l’esistenza di una trattativa, ma certamente non richiesta dall’Iran, e che il responsabile per la Repubblica Islamica sarebbe Mohamed Baghder Ghalibaf, generale delle forze armate, alto ufficiale della polizia e presidente dell’Assemblea Consultiva Islamica, esponente della vecchia guardia della struttura governativa, ma descritto come uomo dalla mentalità flessibile, esperto sia di tattica e strategia bellica, che di trattativa e negoziazione, originario dello stesso clan di Ali Ardashir Larijani, filosofo e generale, figura ai vertici della struttura di comando, ucciso lo scorso 17 marzo nella periferia di Teheran in un raid israeliano.
In ogni caso, stupisce anche il fatto che, all’annuncio di ripresa delle trattative, il presso del petrolio non sia sceso e anzi, gli esperti del settore affermano che è destinato a salire ancora, soprattutto per la manovra speculativa di cui sopra, che ha fatto precipitare la fiducia del mercato proprio per il comportamento del “biondo” Donald. I mercati non credono più alle fandonie del “biondone”, quindi sarà l’Iran a decidere quando e come il prezzo del petrolio potrà nuovamente abbassarsi.
